Solo in Italia PDF Stampa E-mail
  
Domenica 01 Luglio 2012 00:00

Michele Valenzise, ambasciatore italiano a Berlino, percepisce uno stipendio annuo di 240.000 euro, Angela Merkel, Primo Ministro tedesco riceve invece annualmente 108.000 euro. L’Onorevole Vittorio Sgarbi, in pensione a 54 anni, ha diritto alla cifra mensile di 8450.000 euro. I nostri pensionati a settantacinque anni ricevono la media di 400 euro come compenso per aver lavorato una vita intera e versato per quarant’anni consecutivi contributi allo Stato. La Camera dei deputati ha investito nel 2011 ben 7.050.000 euro per i servizi di pulizia. I cittadini comuni non posso permettersi di assumere una ditta incaricata di pulire la loro abitazione. Per il mutuo dell’acquisto di una casa un onorevole può richiedere un tasso variabile e agevolato all’1,57% rispetto al 4,57% di un cittadino nonostante abbia deciso di creare una famiglia.
Le differenze? Come non notarle: se si è un lavoratore “onesto” le massime aspettative a cui si può aspirare sono quelle di poter riuscire ad arrivare a fine mese, se si è un politicante allora si può avere  diritto a trascorrere una buona vecchiaia. Se ci si aggiungono poi le tasse (a breve l’IMU influirà notevolmente sulle tasche degli italiani), il governo  che non fornisce servizi e opportunità adeguati e  il generale malcontento che cresce sempre più, la fotografia che ne risulta del Paese è dai contorni sbiaditi. Un passato culturale e storico così influente tanto da far invidia e da renderla la punta di diamante nel contesto europeo si dissolve nel nulla a paragone con un presente tutt’altro che glorioso.
L’Italia è un paese in cui i ragazzi non vedono l’ora di scappare per trovare all’estero nuove possibilità di lavoro con contratto a tempo indeterminato. Il motivo è chiaro: oltre i confini di casa, soprattutto in Germania, Inghilterra, Stati Uniti i veri talenti sono riconosciuti e ricompensati adeguatamente. Così, cresce il numero di giovani residenti ancora con i genitori. Secondo il Dipartimento Politiche Europee, infatti, la cifra dei 18-34enni celibi e nubili che vive in famiglia è cresciuta tra il 1983 (quando erano meno della metà del totale) e il 2000 (60,2 %), per poi restare abbastanza stabile. Si tratta, oggi, di sette milioni di giovani. Mentre, tra i 30-34enni quasi un terzo risiede ancora in famiglia; una quota che si è triplicata dal 1983.
Oltre a questo aumenta il malessere all’interno della società: persone non contente della vita che conducono sono tristi e disilluse. Il tutto naturalmente si riversa sul rendimento del paese. La soluzione più facile sarebbe piangersi addosso; invece è necessario prendere coscienza di quella che è la situazione sociale e adoperarsi per cambiarla e, se necessario, sovvertirla. Tutti i più grandi cambiamenti sono derivati da una “rivoluzione positiva”, purché sia stata voluta.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Luglio 2012 09:57 )