FORMIA: progettare per attrarre un turismo di qualità PDF Stampa E-mail
  
Giovedì 01 Settembre 2011 00:00

Nell’ipotizzare ogni intervento progettuale in una cittadina non si può prescindere dall’identificare quale siano le sue vocazioni  in rapporto ai valori che possiede al fine di non attuare interventi in forma errata che possano danneggiare l’immagine globale del luogo.
Cosa si fa ad esempio in un borgo toscano? Si va incontro all’immagine e all’identità del luogo e si useranno materiali locali, forme, geometrie e distanze che sono propri dell’ambiente in cui si va ad operare. Come risultato una nuova progettazione si integrerà perfettamente nell’esistente, non altererà l’immagine globale, il nuovo sarà vissuto percettivamente come “facente parte del tutto”, il turista accetterà inconsciamente il nuovo intervento progettuale , sia esso un manufatto, un restauro o anche  opere di arredo urbano e sarà appagato dall’immagine generale che il borgo gli dà, perché è questo ciò che lui cercava. Risultato: il visitatore rimane soddisfatto, parlerà bene del luogo ed il flusso turistico possibilmente aumenterà.
A Formia andrebbe incrementato un turismo di qualità costruendo una immagine forte del luogo che può derivare dalla  definizione di base  “Formia città di Cicerone” e progettando coerentemente qualsiasi intervento in essa.
Come indirizzo programmatico non occorre a nostro giudizio che si punti ad incrementare il  numero di  residenti né  ad aumentare la densità edilizia . Non serve fare nuovi palazzi o in particolare case popolari perché essendoci scarsità di lavoro queste ultime diventeranno alloggi- dormitorio per chi dovrà fare lunghi spostamenti per lavorare altrove, aspettando il numero minimo di anni per poterle poi rivendere. Oltre al fatto che il cementificato in rapporto al verde è ormai a livelli insostenibili. Quali grandi valori “spendibili” possiede Formia? Il mare (e anche i monti) ed il patrimonio storico-archeologico. Occorre quindi indirizzare al meglio l’uso di queste grandi ricchezze al fine di attirare un turismo non sciamannato ma di livello e quindi di conseguenza aumentare il commercio e la ricchezza cittadina. Come? Creando un ambiente favorevole perché il turista ne sia attratto.
Innumerevoli sono le difficoltà che una amministrazione comunale deve quotidianamente affrontare per arrivare a dei risultati, a volte condivisi addirittura dall’arco di più amministrazioni. Prendiamo ad esempio il nuovo porto turistico. Enormi sforzi per arrivare ad un accordo soddisfacente ed alla fine si firma il risultato. Ma si è data importanza, contrattato, supervisionato  quali architetture verranno alla fine poste nel piazzale?
Contribuiscono e sono compatibili con una immagine generale che si vuol dare al “prodotto” Formia (inteso come bene economico-turistico) o sono strutture impersonali che potrebbero andar in qualsiasi luogo senza identificarsi con l’immagine cittadina? Si è data attenzione ad una vocazione globale del “sito” e progettato di conseguenza? Non è difficile progettare coerentemente ad una immagine di Formia come “città di Cicerone”anziché fare architetture anonime.
Occorre capire cosa un turismo di qualità cerca in Italia. Sembrano cose ovvie ma in realtà sono spesso ignorate. Cosa chiede un turismo internazionale in Italia? La risposta è l’italianità, non strutture moderniste che  non si identifichino con il luogo. Anche all’estero, prendiamo ad esempio la Florida ed alcuni ricchi siti turistici come  Naples  nel golfo del Messico. Grandi flussi di turisti vengono attirati dal Nord degli Usa e dal Nord Europa, in particolare dalla Germania. Ci si chiederà, ma quale architettura si è scelta come immagine globale per attirare tali flussi di turismo “ricco”? La risposta è: l’architettura mediterranea. Non quindi anonimi manufatti  e sperimentazioni moderniste la cui “durata” visiva finisce col giorno dell’inaugurazione.
Dare quindi unitarietà all’immagine globale della città dando regole che si applichino ad ogni intervento.
Quali sono le cose da evitare? Non poche. Evitare gli interventi privi di ogni legame con il luogo (a larga ed a piccola scala).  Almeno qualche elemento della geometria, dei materiali usati, del messaggio espressivo devono richiamare l’immagine unitaria della cittadina. Rapportarsi sempre con  l’ambito della scala in cui si va a costruire. Il fare cose avulse che emergano dal contesto possono permetterselo solo Eiffell, Le Corbusier, F. Gehry (non sempre) e pochi altri. Tenere in conto l’esistente è segno di intelligenza , di volersi misurare con la storia di un luogo e di capacità di lettura  approfondita del contesto in cui si va ad operare. Il progettista che crede di dover lasciare invece il suo “segno” personale sul territorio interessandosi poco del contesto è portatore di indice di immaturità architettonica, ed è purtroppo il caso anche di navigati architetti spesso anche docenti universitari.
Evitare i materiali fuori luogo. Il conglomerato bituminoso, normalmente detto asfalto, usato per pavimentare le strade fu introdotto alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti. E’ assolutamente da evitare o da limitare al minimo possibile nei centri storici. Esso va bene per le auto, ma non per le suole delle scarpe né per l’immagine di un centro urbano di tradizione e qualità. Le pietre naturali sono da sempre segno di rispetto per la storia di un luogo oltre che andar d’accordo con gli ambiti urbani antichi.
Come pure le pietre ricostruite o a base di cemento per la pavimentazione dei marciapiedi sono assolutamente da evitare.  Sempre usare pietra naturale.
Un piano colore per le facciate dei fabbricati che dia l’idea di una ispirazione unitaria. Un piano vetrine che possa avere anche differenze in ragione delle varie aree cittadine , ma che sia uguale e rigido per le singole vie. A mio giudizio via Lavanga e via Rubino avrebbero un successo commerciale molto maggiore di quello attuale semplicemente tenendo conto di un piano di illuminazione, un piano facciate ed un piano vetrine rigoroso.
Ancora riguardo l’arredo urbano  scegliere uno stile di lampioni  per l’illuminazione stradale e quello stile, con le varianti del caso, sia applicato ovunque, come pure per gli altri elementi di arredo come panchine, contenitori etc. Ispirarsi ad un modello come quelle “alla romana” per tutte le ringhiere metalliche del centro città. Non è segno di “controllo culturale” di un territorio  trovare un arredo urbano in un’area, girare l’angolo e trovarne uno completamente diverso.  Ancora un piano della segnaletica che metta i cartelloni pubblicitari con un maggior criterio e con una estetica coordinata indicata dall’alto. Occorrerebbe dare un termine (in pochi anni) per l’obbligatoria sostituzione nei palazzi d’epoca dei portoni in alluminio, generalmente posti negli anni 70-80-90, con portoni in legno. Si potrebbe , ancora, fornire determinate aree pubbliche cittadine come la villa Comunale di collegamento wifi per internet.
Evitare i chioschi moderni in metallo/alluminio nel centro cittadino. Esistono esempi cui ispirarsi per eleganti chioschi in stile nelle cittadine turistiche di livello. Proibire o dissuadere con multe la vendita di chewing gum nella città, come si è fatto in altri centri.  Può sembrare una cosa di poco conto ma le chiazze nere sparse ad ogni dove sui marciapiedi danno l’idea di un ambiente esterno sciatto e con poco controllo.
Conoscendo almeno in parte le difficoltà con le quali le ultime amministrazioni che si sono succedute nella guida della città si son dovute misurare, intendo in una parola dire che occorre più cultura applicata. Da quella scaturirà poi un innalzamento del livello e delle quotazioni della cittadina nel mercato turistico nazionale e internazionale. Ricordo all’inizio degli anni 70 una galleria d’arte in via Vitruvio ed un’asta di dipinti cui partecipai. Oggi è raro vedere una galleria d’arte, e i negozi d’antiquariato chiudono.  La loro presenza costituisce  uno dei segni dello stato economico/culturale di un luogo. Le ultime amministrazioni hanno dovuto sopperire mettendo a disposizione ambienti del palazzo comunale per mostre d’arte. Molto bene si sta facendo nell’ incrementare l’offerta archeologica, ed occorre a mio giudizio porre il massimo sforzo in tal senso. Con le consistenze archeologiche che Formia possiede essa  deve aspirare a che divenga un polo di interesse internazionale .  Quindi esplorare a fondo tutte le possibili fonti di finanziamento,anche dall’estero  che possano venire ; allargare il numero dei siti e degli scavi rendendoli in parte visitabili a lavori in corso, allungare quindi  il periodo utile dei bus navetta archeologici che tanto successo hanno nelle giornate dedicate a Cicerone, come pure organizzare una barcone bene attrezzato che nella bella stagione faccia più volte al giorno un giro della baia per i turisti.
La ricchezza-mare in rapporto al turismo si prospetta in un prossimo futuro essenzialmente secondo due direttrici: il porto turistico maggiore (oltre che i traghetti e i porticcioli minori) e la costa balneabile. Il primo presuppone una penetrazione del turista almeno nel centro della cittadina che è assai vicino ma ostacolato dalla Flacca. Occorre pensare ad assi di penetrazione pedonali più agevoli degli attuali, a raso ma anche in sottopasso o aerei. Il turismo balneare d’altro canto necessita  essenzialmente di una serie di regole da applicare ai lidi secondo un piano prestabilito affinchè molti di loro non si presentino come strutture-filtro per masse umane che vanno a farsi il bagno ma come eleganti ed ordinati punti di ritrovo anche serale (non chiassosi sostituti di discoteche) forniti di collegamento web anche sulla spiaggia. Bene si è fatto in passato e si sta anche programmando per il futuro ad associare la baia a manifestazioni sportive veliche di livello nazionale e internazionale.
Un festival di livello è proprio di ogni cittadina turistica che si rispetti. Musica jazz, classica, teatro non importa purchè si scelga un ambito e venga migliorato anno dopo anno. Non intendo che ci si equipari subito a Spoleto o a Ravello; il già abbastanza ricco programma estivo che abbiamo appena visto andrebbe integrato con una punta di diamante che abbia respiro internazionale. Si può d’altra parte puntare su una delle iniziative già presenti da qualche anno migliorandola e potenziandola con un marketing più aggressivo.
Se il turismo di qualità comincia poi a venire, occorre sviluppare forme di accoglienza adeguate, poiché, salvo poche pregevoli eccezioni, sappiamo che vi è assoluta scarsità di alberghi ,  che a volte come abbiamo visto vengono per convenienza trasformati in condominii.  Una formula incentivata di bed&breakfast potrebbe essere l’inizio . Intendo una formula non economicamente, ma amministrativamente guidata e facilitata a livello comunale per quelli che posseggono i requisiti adatti (da una a tre camere) per aprire ed offrire una tale attività. Poi verranno da sé gli investimenti privati  e hotel di qualità se il turismo si innalzerà di livello e di consistenza.

L’IMMAGINE DEL LUOGO
E IL MARKETING TURISTICO.
A nulla vale costruire un prodotto di qualità se poi non lo si sa vendere (dopo averlo però prima costruito). E’ noto che in parallelo alla programmazione l’opera di promozione dell’immagine del luogo o del territorio è sempre più importante. E’ necessario quindi prima costruire l’ immagine fisica e materiale  forte  del luogo (Formia= città di Cicerone = mare e storia) con le tecniche e la conoscenza delle cose da evitare illustrate nella prima parte di questo scritto, cioè con interventi progettuali non anonimi e avulsi ma tutti coerenti  con tale immagine.
Più l’immagine territoriale è forte e riconoscibile, più è competitiva con altre realtà turistiche potenzialmente rivali, e quindi capace di attrarre risorse e investimenti. Con le risorse ed un’accorta pianificazione si inizierà un circolo virtuoso ampliando l’offerta (es.campo di golf, creazione di infrastrutture sui monti etc.)per cui il turista potrà scegliere tra vari pacchetti. Ovviamente non sono solo i poli attrattivi che danno il successo di un luogo, ma anche ciò che al contorno lo rende felicemente vivibile, come la qualità dell’ambiente, convenienza residenziale, efficienza dei trasporti, sufficiente viabilità; tutti temi che meritano approfondimenti singoli. Formia può affrancarsi dall’immagine composita e quindi  variegata che ha attualmente  e acquisire la prospettiva di un ricercato centro turistico con una immagine forte e altamente spendibile.  Ma, come ho detto, occorre che un’attitudine  culturale sia di guida e prevalga nelle scelte e nelle regolamentazioni.