I cavalli di terracotta del periodo Wei PDF Stampa E-mail
  
Giovedì 01 Settembre 2011 00:00

E’ nota l’importanza del cavallo nell’economia dell’antica Cina. Gli immensi territori da amministrare e da difendere richiedevano che un ingente numero di questi animali fosse sempre a disposizione per il governo del territorio e per l’esercito. Dalla popolazione invece venivano preferiti animali come il bue, come forza motrice da traino e da trasporto, anche perché il cavallo necessitava di superiori  spese di mantenimento.
La necessità di avere un continuo ricambio e rifornimento di cavalli portava  a scambi commerciali per acquistarli, specie con le popolazioni nomadi e semi-nomadi al di là dei confini settentrionali, o a guerre per ottenerli con la forza. Tutto ciò si è riproposto per tutte le dinastie a partire dall’unificazione della Cina da parte di Quin Shi Huang  (quello del celeberrimo esercito di terracotta, ancora oggi in via di escavazione , 221-207 a.C.) fino a meta del secondo millennio. E’ noto inoltre come tali popolazioni a volte invadessero gli stessi territori del Nord mettendosi a capo di potentati locali o stabilendo essi stessi nuove dinastie, come i Mongoli di Khubilai Khan, nipote di Genghis Khan, che imposero a capo dell’impero la dinastia Yuan (1279-1378d.C.) durante la quale vi fu il  viaggio di Marco Polo.
Assodata l’importanza centrale del cavallo nella vita dell’impero cinese, si capisce anche come, sin dal primo imperatore, figurine di terracotta raffiguranti l’animale venissero messe nelle tombe degli imperatori e degli alti dignitari di corte, sia come simbolo di difesa che di continuità della vita. Seguendo il passare delle dinastie e degli stili adottati tali figurine assumevano dimensioni e aspetto diversi per cui rendevano immediatamente identificabile il periodo di appartenenza.La dinastia Wei (535-566 d.C.) rientra nel periodo detto delle “Dinastie del Sud e del Nord ( 420-589 d.C.).Questa dinastia, originata sembra dalla popolazione nomade degli Xianbei che arrivò a controllare la maggior parte della Cina del Nord fino al fiume Yangzi ebbe dal punto di vista della ceramica tombale almeno due stili; il primo caratterizzato dalla posizione statica del cavallo, pochi ornamenti e dal cavaliere-guerriero dal truce aspetto; la seconda, probabilmente coincidente con lo spostamento della capitale da Dantong a Luoyang e il fondersi con motivi stilistici più prettamente cinesi, caratterizzata da un maggior movimento plastico e una maggior ricchezza di rifiniture.
Le figurine di terracotta delle immagini (coll.privata) rappresentano quindi i due stili. In quella con il cavaliere possiamo notare come il cavallo sia dotato di armatura, costituita probabilmente da tessere di cuoio, lasciando solo le zampe scoperte. Il cavaliere presenta due fori verticali nelle mani, in genere a sinistra venivano inserite delle redini e a destra un’arma tipo lancia. Il cavaliere è fornito di staffe. L’invenzione della staffa, che qualcuno attribuisce ai cinesi stessi nel quarto secolo e quindi assente nelle figurine dei periodi precedenti, fu di importanza fondamentale per la stabilità del cavaliere durante le operazioni di guerra, permettendo inoltre una più agevole salita in groppa al cavallo e il poter indossare anche armature. Il materiale è terracotta grigia, nera o rossa, a seconda del tipo di forno e di lavorazione effettuati, dipinta con pigmenti di colore. I cavalli del secondo stile hanno maggiori curve, plasticità e rifiniture, ma sono nella maggior parte dei casi privi di cavaliere.
La sella è notevolmente elaborata, e ricchi panneggi sono messi su di essa. Placche e campanule ornamentali arricchiscono la dotazione di finimenti. Il collo del cavallo è arcuato, secondo alcuni rivelando una stilizzazione comune a correnti buddiste, secondo altri il reale incrocio con razze estere provenienti dal Tajikistan. Sul mercato antiquario la valutazione delle figurine varia da qualche centinaio di euro se trattasi di buone repliche antiche, a circa duemila e oltre se trattasi di originali del periodo.