La Richard-Ginori PDF Stampa E-mail
  
Mercoledì 01 Giugno 2011 00:00

L’industrializzazione di Gaeta, che iniziò come abbiamo avuto già modo di vedere nei precedenti articoli con la Raffineria e proseguì con il Centro Ittico, ebbe termine con la costruzione di uno stabilimento per la produzione di articoli ceramici, la Richard-Ginori.

Il Sindaco Corbo, infatti, muovendosi nella direzione di creare nuove opportunità di lavoro per i suoi cittadini, nello spirito di risollevare la Città dalla tragica situazione occupazionale in cui si era venuta a trovare in quegli anni, accettò l’invito dell’Istituto per lo Sviluppo Economico dell’Italia Meridionale, l’ISVAIMER, un ente di diritto pubblico per il credito industriale con sede a Napoli, che scrisse all’Amministrazione Comunale sul finire dell’anno 1959 per avere informazioni sulla possibilità di concedere ai numerosi imprenditori disposti ad investire nel meridione d’Italia, aree per l’impianto di nuove industrie, le relative condizioni economiche per la cessione dei terreni, i prezzi medi praticati ed altre informazioni utili. Tale iniziativa si inquadrava nella legge n. 634/1957, che favoriva l’industrializzazione delle aree depresse del Mezzogiorno e stabiliva i criteri per la concessione di contributi a fondo perduto a favore di nuove iniziative imprenditoriali.

L’esecutivo guidato dal Sindaco Corbo cominciò così a tessere i primi rapporti con la Società Richard-Ginori, leader nel campo della produzione ceramica, che era fortemente interessata alla costruzione di un impianto industriale nella nostra Città in quanto intravedeva le enormi prospettive concesse dalla costruzione della grande strada nazionale, la “Flacca”, inaugurata nel febbraio dell’anno precedente, e dal porto commerciale, che avrebbe facilitato il trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti. Fu allora predisposta e condivisa una convenzione, il cui schema fu discusso in Consiglio Comunale ed approvato con delibera n. 51 del 28/12/1960, con la quale furono stabiliti i termini dell’operazione industriale, che verteva sul concetto fondamentale che il Comune avrebbe ceduto gratuitamente il terreno alla Società, che a sua volta si impegnava a costruire lo stabilimento industriale e ad assumere mano d’opera locale.

L’area scelta per l’impianto dello stabilimento era estesa circa 80.000 mq. ed ubicata nell’ampia “Piana di Arzano”, alle spalle della Litoranea, tra la strada comunale di Arzano e la “Flacca” stessa. Si trattava di un terreno pianeggiante, coltivato in parte ad orto ed in parte a vigneto, il cui valore fu stimato complessivamente in circa 80 milioni di lire, con valori medi variabili tra 800 e 1.200 £./mq per i terreni coltivati ad orto, e tra 400 e 600 £./mq per i terreni coltivati a vigna. La stima del comprensorio si rese necessaria per verificare la convenienza economica dell’operazione industriale, in quanto alla predetta valutazione economica corrispondeva un onere finanziario piuttosto consistente per il Comune, che avrebbe dovuto contrarre un mutuo con la Cassa DD.PP. per 35 anni  con una rata di oltre cinque milioni l’anno. Pertanto l’Amministrazione Comunale, per dimostrare la sostenibilità finanziaria dell’operazione, si preoccupò di valutare gli introiti derivanti dal nuovo impianto industriale. A questo scopo furono valutate le imposte che sarebbero confluite nelle casse comunali per ogni nuova famiglia occupata (circa £.1.200.000/anno), i proventi derivanti dalla fornitura d’acqua per lo stabilimento (circa £.1.000.000/anno), l’imposta per la fornitura di energia elettrica (circa £. 300.000/anno) e il gettito per imposte di consumo di altri generi (circa £. 3.000.000/anno).Si riuscì così a dimostrare che il beneficio derivante al Comune dalla installazione del nuovo stabilimento industriale, valutato in circa £. 5.500.000/anno, era in grado di ripagare la rata di mutuo. Questi semplici calcoli bastarono per dimostrare che lo stabilimento non avrebbe comportato oneri per il comune, ma solo grandi benefici occupazionali.

Con la convenzione, che fu stipulata il 10 febbraio del 1961 tra il Sindaco Corbo e il dr. Raimondo Visconti di Mondrone, Amministratore delegato, la Società Ceramica Richard-Ginori si impegnava a costruire a Gaeta uno stabilimento industriale per la produzione e la vendita di articoli ceramici, obbligandosi ad occupare nell’opificio un totale di dipendenti dell’ordine di non meno di 250 unità.

Il Comune di Gaeta si impegnava, a sua volta, ad ottenere dal Prefetto il decreto di esproprio dei terreni formanti l’area necessaria per la costruzione fino ad una superficie di 80.000 mq. e a rimborsare alla Richard-Ginori la somma da questa spesa per pagare ai proprietari il prezzo per l’acquisizione dei terreni, con versamento in contanti entro un anno dalla compravendita.

Inoltre la Società Richard-Ginori si impegnava a richiedere entro tre mesi dalla sottoscrizione della convenzione, la domanda per il finanziamento per l’industrializzazione del mezzogiorno ai sensi della L. 634/1957 e della L. 623/1959 e a metterlo in funzione entro tre anni. Non pochi furono i dubbi della politica dell’epoca ad avviare una tale complessa operazione, soprattutto perché, a fronte dei notevoli benefici occupazionali che avrebbe portato la costruzione di un grande impianto industriale, non tutti concordavano sulla scelta dell’Amministrazione di farsi carico degli oneri per l’acquisizione del terreno, che impegnava notevolmente il bilancio comunale.

Oggi possiamo dire che, tra alti e bassi, lo stabilimento di Gaeta della Richard-Ginori, ora Pozzi-Ginori, rappresenta una delle poche realtà industriali ancora attive sul nostro territorio, con un’occupazione di circa 400 giovani, rispondente pienamente allo spirito delle scelte lungimiranti fatte cinquant’anni fa dal Sindaco Corbo.

 

Il Vice Presidente dell’Associazione Culturale

“Monte Cristo”

Benedetto Di Nitto