La GARITTA BORBONICA PDF Stampa E-mail
  
Mercoledì 01 Giugno 2011 00:00

Alla iniziativa pubblica chiamata “bilancio partecipato” dell’assessore del Comune di Formia Raffaele Manna ho proposto, accanto ad una necessaria visione unitaria delle direttive e del linguaggio  progettuali sulla cittadina che attualmente manca (vedi articolo sul numero di aprile 2011 di Colpod’occhio), come intervento minore il restauro della garitta borbonica del porticciolo di Caposele.

Nel centocinquantenario dell’Unità d’Italia nulla di più opportuno del ripristino di una testimonianza materiale di quegli anni che cambiarono profondamente il corso della storia del nostro Paese. Posta all’estremo est del l’entrata del porticciolo, sull’angolo del muro della già villa del Principe di Caposele, poi villa reale dei Borbone ed oggi villa Rubino dove si firmò l’armistizio (13 febbraio 1861) tra le forze borboniche e quelle piemontesi  comandate dal  generale Cialdini, è attualmente in completa rovina.

Molto si è scritto di quel periodo; mi limiterò a citare qualche impressione e un aneddoto dell’inviato (si suppone neutrale) dell’ “Illustrated London News” che in quei giorni veniva a svolgere il suo compito di cronista e disegnatore in questi luoghi.  Il numero è del 23 marzo 1861 e vi sono incluse alcune incisioni  tra cui lo schizzo qui riportato raffigurante il generale Cialdini e il suo staff che nella villa Caposele aveva stabilito il quartier generale. L’articolo mostra le atmosfere che uno straniero poteva cogliere in quel decisivo periodo.[la traduzione è del sottoscritto ]:

…”La mattina dopo mi trovai a Mola di Napoli, difendendo i miei averi da una dozzina o due di “lazzaroni”….La prima cosa era di accertarmi su come procedere verso Gaeta…Seppi che una carrozza doveva partire la notte seguente alle 4.00. Mi assicurai uno dei 5 posti destinati ai viaggiatori..presi il mio revolver che assicurai alla cintura sotto il soprabito..Bene, devo dire che fortunatamente non vi furono avventure con briganti e raggiungemmo Mola di Gaeta la sera tardi con i nostri portafogli e le gole intatte…Un aiutante di campo mi avrebbe accompagnato alla fortezza caduta e mi avrebbe consigliato diversi punti da cui trarre schizzi e disegni…”

…”Sulle colline alle spalle del Borgo sono situate le batterie dei Piemontesi …Un intero quartiere di Gaeta è in assoluta rovina dagli effetti combinati delle esplosioni e dei bombardamenti; le pareti rimaste in piedi mostrano le crepe e le devastazioni causati dai cannoni Cavalli   [i cannoni a canna rigata che diedero grande vantaggio ai Piemontesi , n.d.r.] “….”Mi si racconta che il re nascondeva la sua logora uniforme sotto un mantello di panno verde. In una occasione di visita alle truppe il mantello si impigliò in un cespuglio e vi si fece un largo strappo. Non fu trovato un ricambio e un soldato si offrì di rammendarlo. Non vi era panno verde, per cui fu messa una toppa di panno blù. Il re ne fu comunque soddisfatto”. La garitta borbonica era adibita soprattutto a sorveglianza del porticciolo dove si svolgevano operazioni doganali e di dazio. Non è un manufatto di grande valore architettonico, anche se di forte impatto visivo dovuto alla sua posizione nel contesto. Il suo restauro dovrebbe comunque essere pensato congiunto alla rivitalizzazione progettuale del porticciolo di Caposele, straordinario luogo che non deve essere lasciato all’incuria e ai piccoli abusi, definendo le competenze tra Comune e Capitaneria e provvedendo alle misure di sicurezza.  Ma vi è qualcosa di più che travalica il suo valore storico e il suo impatto estetico-percettivo.

Vi sono alcuni luoghi in cui la percezione del tempo sembra accellerata ed altri, al contrario, in cui sembra che il tempo si fermi. Si potrebbe definirli anche “angoli di meditazione”. E’ un concetto ben conosciuto che passa trasversalmente dalla psicologia alla filosofia, dalla letteratura alla pittura. Alan Lightman (da “Einstein dreams”):  “C’è un posto dove il tempo si è fermato, illuminato solo da una flebile luce rossastra, che diminuisce quasi al centro del tempo, le sue vibrazioni rallentate come gli echi nei canyons, la sua intensità ridotta al fioco bagliore di una lucciola”.

Ebbene si provi a percorrere il camminamento del porto , magari al tramonto, e a fermarsi su quei sedili di pietra accanto alla garitta con di fronte la sagoma di Gaeta , a più breve distanza i portici romani, come suono solo l’onda che arriva fin quasi ai piedi. Come direbbe Verlaine: “Un vasto e tenero acquietamento sembra discendere dal firmamento che l’astro illumina. E’ l’ora squisita”.

 

arch. Giuseppe Grassi

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