FORMIA: ricerca di un'identità e di una immagine per una metodologia degli interventi nel tessuto urbano PDF Stampa E-mail
  
Venerdì 01 Aprile 2011 00:00

Occorre capire e definire quale sia l’identità di Formia e quindi l’immagine connessa a tale identità
Da cosa è data l’immagine di una città? Dal ripetersi di modelli e caratteristiche, stili, materiali, forme, distanze che definiscono la personalità di un luogo. Se questa identità possiede elementi di valore e viene propagandata con buone operazioni di marketing ecco che la città, se è a vocazione turistico-commerciale come Formia, ne riceve dei vantaggi in termini di visitatori e susseguente ritorno economico.
Sappiamo che l’immagine attuale di  Formia  ha un origine composita, dovuta al sovrapporsi di edifici di età e origine diverse. Troviamo i siti e i reperti romani o addirittura megalitici, la parte medioevale con le sue sovrapposizioni più recenti, la parte sette-ottocentesca, e poi la parte moderna, definita in gran parte dalla discutibile e amorfa architettura “international style” degli anni 50-60. Quest’ultima parte è quella che più ha condizionato negativamente l’immagine complessiva attuale della cittadina. Lo stile internazionale unito alla contemporanea età della speculazione edilizia è quello che ha determinato il degrado  qualitativo urbano di molti luoghi urbani italiani. Pur tuttavia  Formia possiede ancora dei valori  tali da portarla ad essere protagonista nei circuiti turistici; ancora ha le sue aree archeologiche su cui investire , il suo Castellone, i suoi palazzi di fine 800, il suoi porticcioli, i suoi scorci panoramici. Il tutto però frammisto a ai danni (enormi) della speculazione edilizia e soprattutto della cattiva e brutta edilizia, per cui le parti notevoli sono a macchia di leopardo accessibili nel mezzo di stonature urbane ed architettoniche. Occorre quindi un riordino di percorsi, un cambiamento di rotta per quel che riguarda gli interventi sul tessuto urbano che devono legarsi ad una precisa identità .
E soprattutto che i nuovi interventi tengano presente il genius loci in cui si va ad operare. Evitare gli interventi progettuali avulsi dal contesto. Occorre una approfondita lettura degli spazi dove si va ad intervenire. Evitare le espressioni architettoniche che potrebbero essere fatte tal quali in Giappone, in Perù o ad Amsterdam. Cogliere la specificità dei luoghi dopo aver, come detto, definito e riordinato una immagine ed una vocazione generali.
Abbiamo assistito (solo parlando di periodi recenti):
-a nuove piazze del tutto prive di personalità e legami linguistici con l’esistente,
-a scale che scendono al porticciolo dei pescatori (di fronte magazzini Orlandi) con improbabili strutture metalliche che si interpongono alla fruizione del panorama,
-al progetto per il porto turistico visibile su internet della stessa incongruità architettonica, con un linguaggio formale che potrebbe stare in qualunque luogo non di qualità, del mondo, non cogliendo nulla dello specifico della città.
-A negozi che rinnovano la propria vetrina ognuno come crede e con i materiali che crede.
-ad edifici che rinnovano la propria facciata senza alcun un riferimento ad un piano generale.
- a ringhiere moderne messe con assoluta cecità nel restauro di manufatti storici come la torre di Mola.
Le più note località a vocazione turistico-commerciale da Capri a Chamonix, da Portofino a Saint Tropez  a Cortina possiedono una precisa personalità data dal ripetersi di uno stile architettonico, dall’uso di determinati materiali, dalla coerenza degli interventi che vengono fatti sul loro territorio in accordo all’immagine che si sono date e che il tempo le ha dato.
Occorre quindi che anche Formia , se vuole aspirare ad essere una località di pari livello  e attirare così lo stesso pubblico delle più rinomate località, debba individuare quale sia la sua immagine ed intervenire sempre in coerenza con essa.
Si è puntato negli ultimi anni a “Formia città di Cicerone”. Benissimo. Sviluppare una regola ed un linguaggio che tengano conto delle parti notevoli della città e ne facciano riferimento in ogni nuovo intervento al fine di costituire una personalità precisa che si sviluppi e si allarghi pian piano a tutto il tessuto urbano.
Prendere dal preesistente gli elementi migliori; particolari architettonici, geometrie, materiali, distanze e equilibri geometrici, colori, citazioni etc.
Da qui definire una grammatica di elementi che devono essere applicati a qualsiasi intervento sul tessuto urbano, riportandoli in un linguaggio moderno ma rispettoso e attento del contesto in cui si va ad operare, per arrivare a definire una personalità e un linguaggio unitario di alto livello qualitativo che possa essere poi “venduto” ai fini turistici.
Evitare così di commettere errori intervenendo come in recente passato, con interventi privi di personalità, incoerenti col preesistente, che potrebbero essere stati fatti in qualsiasi luogo non di qualità del mondo , dando luogo ad interventi di edilizia avulsa e a sé stante in termini di personalità, dovuti al triste e diffuso fenomeno dei progettisti che vogliono affermare il proprio “segno” progettuale a scapito di un corretto inserimento nell’immagine globale
Il tempo presente e quindi la previsione  di un recente futuro indicano chiaramente che il movimento delle persone e quindi il turismo è per l’Italia una sorgente di ricchezza  crescente.
Chi saprà meglio presentare il proprio prodotto, e quindi la propria cittadina, ne ricaverà i frutti in termini di flussi e aumento degli scambi turistico-commerciali
Quei Comuni che hanno saputo definire e conservare l’eredità di un passato comunque architettonicamente valido, sia esso rurale, di borgo o di cittadina costiera  , restaurando ed intervenendo in maniera attenta e non invasiva tale da distruggere quel complesso di definizioni che costituiva l’immagine globale, colgono ora i vantaggi in termini di appetibilità turistica e quindi commerciale che vengono offerti
Come allora praticamente agire?
-Definire un Piano della Qualità Architettonica della città che faccia rispettare determinati e precisi canoni di intervento per legare il nuovo al preesistente.
-Andare a leggere i rapporti di  distanza, la storia, le componenti formali della storia, le geometrie, le citazioni, gli elementi architettonici validi che sono rimasti come testimonianze; i materiali, i colori, le tessiture che costituiscono la grammatica e la sintassi delle architetture di un luogo.
I nuovi interventi dovranno attenersi a tale piano.
-Definire interventi di settore come un piano del colore per le facciate degli edifici, un piano delle vetrine ed una pianificazione coerente con queste scelte. -Occorre che il nuovo piano regolatore non sia un ripetersi degli errori già fatti, ma nasca da una attenta lettura morfologica e culturale dei luoghi.
-Occorre la definizione di “Percorsi Formiani” che leghino i luoghi di maggior qualità.. Sia istituito un bus/navetta archeologica almeno da marzo a ottobre (sempre sponsorizzato) che unisca i luoghi archeologici della città.
-Ricercare nelle università, specialmente quelle degli Stati Uniti e del nord Europa, possibili sponsor per campagne di scavi archeologici nell’area dell’anfiteatro come in altre  aree. Occorre assolutamente lo sviluppo dell’offerta turistico-archeologica, con maggior valorizzazione delle aree esistenti e  sviluppo di quelle nuove ora dormienti o addirittura da scavare.
-Ripensare l’offerta ricettiva, data la carenza alberghiera, con formule di albergo diffuso ed altre iniziative coinvolgenti i privati.
-Definire una politica di marketing (sponsorizzata) che diffonda adeguatamente le offerte della città.
Formia con le ricchezze che ha può e deve aspirare ad essere una località turistica di pregio, e deve darsi una immagine che giustifichi un turismo di qualità, come tutte le più famose e ricercate località turistiche italiane e del mondo. Non deve darsi via con interventi privi di intelligenza architettonica che non contribuiscono alla sua valorizzazione.

Giuseppe Grassi
Architetto libero professionista
studiocreativo@tin.it - www.it-dea.com