L’ultima grande opera del Sindaco Pasquale Corbo; IL LUNGOMARE. PDF Stampa E-mail
  
Martedì 01 Marzo 2011 00:00

Continuando il nostro viaggio nella Gaeta del dopoguerra e riprendendo il precedente articolo comparso sempre su queste pagine, facciamo un breve cenno storico all’opera realizzata sotto la consiliatura del Prof. Corbo che valorizzò più di tutte le bellezze ed il patrimonio storico della nostra bella cittadina, aprendo al piacere dei gaetani e dei turisti, luoghi dai contenuti storici e tradizionali eccezionali: Il Lungomare.
Intanto premettiamo che il più grande merito che si deve riconoscere a questa opera, progettata dall’ing. Erno Bellante, già direttore dei lavori della strada “Flacca” dopo la prematura morte dell’Ing. Gastone Maresca, che seppe unire alle esigenze geometriche di un tracciato urbano, un equilibrio di forme sapientemente ed intelligentemente composte in uno scenario di incomparabile bellezza, è senz’altro quello di aver reso possibile alla popolazione di Gaeta, prima frantumata in tanti piccoli quartieri (Montesecco, Mare All’Arco, il Quartuccio, Le Bigne, la Peschiera, S. Procolo, Calegna, La Spiaggia, Il Pizzone), di potersi finalmente incontrare per condividere i momenti di vita quotidiana, affrontando insieme i problemi ed individuando obiettivi comuni, anziché ristagnare nei ristretti ambiti di ogni singolo quartiere senza prospettive per il futuro.
Il Lungomare, intitolato a Giovanni Caboto, rappresentò l’ultimo tassello alla nascita della nuova Gaeta, così come oggi si presenta ai nostri occhi e come noi la conosciamo da sempre. Con la realizzazione del Lungomare, la viabilità di collegamento della città con la litoranea ebbe la sua prima sufficiente organizzazione; collegandosi infatti con Via Firenze e poi con Corso Italia, che terminava con il “fiocco” del Colle, il Lungomare costituiva il primo anello di disimpegno per la città. Si risolsero in questo modo sia il problema della penetrazione a Gaeta da Napoli che quello da Roma.
Per la realizzazione di quest’ulteriore opera, il Sindaco Corbo rivolse le sue istanze ancora una volta alla Cassa per il Mezzogiorno, di cui ormai si conoscevano bene i referenti per esserci stati a stretto contatto per via della costruzione della litoranea, e parliamo del Presidente Gabriele Pescatore e del Direttore della Viabilità Ing. Piero Grassini, che stanziò la cifra di 50 milioni di lire. Il progetto prevedeva l’esecuzione di un primo tronco, dalla Chiesa di S. Anna alla Porta di Terra, ed un secondo tronco, dalla Porta di Terra a via Duomo. Le provvidenze della Cassa per il Mezzogiorno risultarono però subito insufficienti a coprire le spese, e si rese necessario chiedere sempre allo stesso Ente un ulteriore contributo di 70 milioni di lire, che il Consiglio dei Ministri deliberò nel luglio del 1959. A ciò concorse anche la disponibilità manifestata dalla Provincia che, vedendo di buon grado la possibilità di realizzare un anello e un allacciamento dell’intera zona abitata di Gaeta con la nuova arteria litoranea Terracina-Gaeta-Formia, decise di rinviare la realizzazione di Via Fontania stornandone il relativo finanziamento a favore del Lungomare.
Un ulteriore finanziamento di 100 milioni fu stabilito in occasione delle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia e della visita dell’ On.le Fanfani a Gaeta.
Un totale di 220 milioni di lire, suddivisi tra il primo ed il secondo tronco, a cui si aggiunse, ancora, un ulteriore contributo di 60 milioni che fu approvato dalla Cassa per il Mezzogiorno nel mese di gennaio del 1962 e che concorse a completare le opere relative all’ultimo tratto di 600 metri tra la “Cittadella” e il Piazzale “Caboto”. A queste provvidenze si aggiunsero anche i contributi disposti dall’Anas a varie riprese, in quanto il tratto verso terra del Corso Attico faceva carico al detto Ente, che si accollò la spesa complessiva di circa 120 milioni di lire per vari interventi lungo tutto il percorso. I lavori furono condotti tra mille difficoltà, portati avanti dal Sindaco e dalla sua amministrazione con caparbietà e tenacia contro ostacoli e avversità di ogni natura.
Una delle vicende che più fece notizia fu l’abbattimento dei Bastioni “Annunziata”. Benchè la costruzione del Lungomare, e di conseguenza la demolizione del bastione fosse stata prevista nel Piano Regolatore approvato con delibera n. 60 del 18 dicembre del 1959, e soprattutto lo stato in cui versava costituiva un serio pericolo alla pubblica incolumità sia per le precarie condizioni statiche che per le gravissime condizioni igienico sanitarie, il Sindaco dopo aver presentato istanza per l’acquisto del manufatto nei primi giorni del mese di giugno del 1960, a metà del mese di luglio e prima che l’amministrazione finanziaria avesse adottato alcun provvedimento, ne dispose l’abbattimento a mezzo di esplosivi. Il fatto creò un gran clamore, e si alzò forte la critica delle opposizioni politiche e della stampa che criticò apertamente l’operato del Sindaco. Per sanare la vicenda il Ministero delle Finanze invitò il Comune ad acquistare l’immobile per la cifra di tre milioni e mezzo di lire, con il vincolo assoluto, inderogabile e perpetuo di destinare l’intera area per strada pubblica e per giardini pubblici. A tal fine il 3 settembre 1960 con delibera di Giunta n. 261 l’amministrazione ne deliberò l’acquisto, e il 12 settembre 1960 fu stipulato il contratto di vendita Rep. n. 317. Nonostante il clamore, l’opinione pubblica era tutta dalla parte del Sindaco, tranne sporadici nostalgici che ancora resistevano all’effetto innovatore di quegli anni.
Non meno travagliata fu la vicenda dei cantieri navali “ex Orlando”, che occupavano l’area di fronte all’attuale casa comunale (ora Base Nautica “Flavio Gioia”) ed impedivano l’esecuzione delle opere di raccordo tra il 1° ed il 2° tronco. La soc. “Cantieri Laziali S.p.A.”, infatti, erede della fallita “Cantieri Navalmeccanici di Gaeta S.p.A.”, occupava un’area del demanio marittimo in concessione ubicata al centro della città, e danneggiava seriamente, con il suo resistente atteggiamento, la prosecuzione dei lavori. Dopo alcuni anni di estenuanti trattative, il 2 maggio del 1961 fu raggiunto un accordo nel quale la soc. “Cantieri Laziali S.p.A.”, conduttrice del cantiere in stato di fallimento, si impegnava alle demolizioni e agli spostamenti entro il 31 maggio 1961; a fronte di ciò l’amministrazione si impegnava a sua volta a corrispondere la cifra di dieci milioni di lire secondo un programma che avrebbe consentito la ripresa dei lavori.
Nonostante la convenzione avesse costretto la concessionaria a procedere con rapidità alle opere di demolizione e di sgombero, i lavori di costruzione del lungomare subirono un altro ritardo e ripresero dopo ben otto mesi, con gravi doglianze dell’opinione pubblica. Dopo innumerevoli vicissitudini, nel dicembre del 1963 i lavori furono finalmente portati a compimento ed anche Gaeta ebbe quella passeggiata a mare che tutti desideravano e che oggi tutti ci invidiano!

Il Vice Presidente dell’Associazione Culturale “Monte Cristo”
Benedetto Di Nitto

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Luglio 2012 09:59 )