La costruzione della “Flacca” e la ricostruzione del “Ponte di Gaeta” PDF Stampa E-mail
  
Martedì 01 Febbraio 2011 00:00

L’indimenticato Sindaco Pasquale Corbo e le sue opere più importati:
la costruzione della “Flacca” e la ricostruzione del “Ponte di Gaeta”


Il 24 dicembre 2010 è venuto a mancare ai suoi cari e a tutta la città di Gaeta l’indimenticato e indimenticabile Sindaco Prof. Pasquale Corbo.
Chi scrive non ha mai avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, ma si è appassionato non poco alla recente storia di Gaeta e a quella di alcune opere che determinarono, negli anni cinquanta, nel periodo della ricostruzione, la rinascita della nostra bella cittadina.
Tante furono le opere che il Sindaco Corbo realizzò nel periodo dal 1948 al 1962, ma tra queste sono senz’altro da annoverare quelle che costituirono il vero fiore all’occhiello della sua amministrazione, e cioè la costruzione della “Flacca” e la ricostruzione dei venticinque Ponti, con la conseguente riattivazione della linea ferroviaria Gaeta-Formia.
È per questo motivo che l’Associazione Culturale “Monte Cristo”, impegnata nella sua attività di conservazione della memoria e delle tradizioni gaetane, ha voluto riservare una sorta di tributo al Sindaco Corbo e all’amministrazione di quei tempi, pubblicando due volumetti che, attraverso una originale impostazione che richiama gli articoli di stampa dell’epoca, ricostruisce gli avvenimenti più importanti di quel periodo, mettendo in risalto le non comuni capacità dei politici dell’epoca, che videro coinvolti oltre al Sindaco Prof. Pasquale Corbo, l’On. Vittorio Cervone, già Sottosegretario presso vari ministeri, il Ministro Campilli, che ebbe anche la cittadinanza onoraria di Gaeta, il Sen. Emilio Battista, particolarmente affezionato alla nostra cittadina e che si adoperò non poco per la questione della ferrovia, l’On. Giulio Andreotti, e tanti altri.
La strada “Flacca” resta, ancor oggi, dopo cinquant’anni dalla sua inaugurazione, un’opera ammirata per l’incantevole paesaggio che si apre metro dopo metro al viaggiatore che la percorre. Un’opera nata dalle spiccate capacità di un giovane ingegnere stradale, Gastone Maresca, che si appassionò non poco alla progettazione di questa arteria stradale, concependola con un disegno sinuoso e gradevole, con opere d’arte che ne mettono in risalto il ruolo di “belvedere” su uno dei paesaggi più incantevoli d’Italia, da cui la definizione di “strada-balcone”.
Gaeta in quegli anni viveva un terribile isolamento, accompagnata da un’estrema povertà a cui era stata costretta dal conflitto bellico e da cui era uscita completamente distrutta sia nel patrimonio abitativo che nelle opere pubbliche. Con la nuova strada litoranea “Flacca” si aprì per Gaeta uno spiraglio di luce che dette vita a innumerevoli iniziative industriali e commerciali, tra cui la costruzione della raffineria. La realizzazione della strada “Flacca” resta un esempio di come fu possibile, in un periodo di distruzione e di povertà, cambiare le sorti di un paese in un tempo relativamente breve.
Non sono mancate però le critiche, tra le quali quella di aver realizzato un asse viario con il compito di sostenere rilevanti flussi di traffico in assenza di progetti e piani turistici che sapessero tutelare e preservare la costa, gli insediamenti agricoli ed il pregevolissimo contesto ambientale. Molte le iniziative tese a decongestionare la “Flacca”, come il ripristino della linea ferroviaria Gaeta-Formia, la costruzione del corridoio tirrenico e la variante di aggiramento del centro urbano di Gaeta in località S. Agostino, rimaste per il momento solo ipotesi progettuali.
La ricostruzione del “Ponte di Gaeta”, così come fu chiamato all’epoca, rappresentò invece la prima grande conquista della Città di Gaeta all’indomani delle distruzioni della seconda guerra mondiale. Inaugurata nel 1892, la linea ferroviaria Gaeta – Formia - Sparanise collegava la Città di Gaeta ad altri centri dell’entroterra. I bombardamenti dei tedeschi dell’8 settembre del 1943 distrussero quasi completamente venti delle venticinque arcate, risparmiando solo le prime cinque che scavalcavano la strada Appia. Numerose furono le sollecitazioni al governo nazionale per la ricostruzione, iniziata ed improvvisamente sospesa. Notevoli furono gli sforzi compiuti e la eco sulla stampa a partire dall’anno 1950 fino al 1954. Finalmente Il 1° gennaio di quell’anno la linea ferroviaria fu riattivata. Passarono solo sei anni e già a metà dell’anno 1960 le Ferrovie dello Stato approvarono, per passività della linea, la sostituzione del servizio viaggiatori con autolinee. Cominciò cioè quell’azione che fu definita, dalla stampa, il taglio dei cosiddetti “rami secchi”. Ricominciarono le proteste, in particolare quelle degli industriali, con a capo la vetreria, che proprio negli ultimi anni aveva quadruplicato la produzione di bottiglie, la raffineria, che lavorava circa due milioni di tonnellate di carburante l’anno, e le tipografie militari, che spedivano quotidianamente tonnellate di stampati agli enti militari di tutta Italia. Dal 20 luglio al 2 settembre del 1963 le Ferrovie dello Stato decisero una nuova sospensione. Il destino della ferrovia era ormai segnato, ed infatti il 25 settembre del 1966 il servizio viaggiatori compì l’ultima corsa, rimanendo attivo solo il servizio merci, sospeso da 1° aprile dell’anno 1981, a seguito della chiusura della vetreria. Un nuovo impulso fu dato alla vicenda nella metà degli anni novanta, quando cominciò a farsi sentire l’inadeguatezza dell’unico collegamento stradale costituito dalla strada “Flacca”.

Il Vice Presidente dell’Associazione Culturale “Monte Cristo”
Benedetto Di Nitto