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Uno dei miei films preferito è “Mio cugino Vincenzo”, con Joe Pesci e Marisa Tomei (premio oscar proprio per questa interpretazione). Un piccolo capolavoro di arguzia, comicità e capacità di far riflettere, rari da trovare in un piccolo film sul sistema giuridico americano. Bene. Proprio in questo film, che consiglio a tutti di vedere o rivedere, l’avvocato Joe Pesci, al suo primo caso, spiega al pubblico ministero, in maniera poeticamente illuminante, che lui, più che un avvocato è un “litigatore”;
non esattamente un avvocato, non esattamente un uomo di legge, non esattamente un tecnico del diritto, ma solo un “litigatore”, una persona arguta e curiosa che si interroga, che dubita, che cerca delle risposte. Una persona rigorosa ed integerrima, quindi, contro tutto e tutti. Questa rubrica avrà questo spirito e questo nome: “Il Litigatore”. Doverosi, sinceri ed opportuni sono i ringraziamenti al giovane e coraggioso Direttore di questo giornale. Per congedarmi, infine, dando a tutti appuntamento al prossimo articolo de “Il Litigatore”, mi piacerebbe leggerVi una “poesia giovanile” di un anonimo autore italiano, che insieme a “Mio cugino Vincenzo” costituirà la stella polare da seguire nella scelta e nel taglio degli argomenti trattati. di Alessandro Ferrone
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