...mamma, papà: non voglio fare la pallina da ping pong! PDF Stampa E-mail
  
Giovedì 01 Maggio 2014 00:00

Sfogliando la giurisprudenza specializzata in materia di diritto di famiglia, alla ricerca di un valido spunto per questo nostro appuntamento mensile, ho avuto come un lampo di genio (modestia a parte ;-) ).
Il ping pong che ogni “figlio di separati” putroppo conosce bene come caratteristica precipua del proprio stile di vita: un paio di pomeriggi a settimana con il papà, ed i noti fine settimana alternati, ...con quello zainetto carico di giochi, un pigiamino e... tanta nostalgia per la propria cameretta. Che poi, qual è, in questi casi, la propria cameretta: quella a casa di mamma o quella a casa di papà?...
Ed ecco che iniziano ad affacciarsi nel mondo del diritto, per venire così applicate alla vita vera, alla quotidianità, alcune soluzioni innovative, che la norma già prevede, e che i giudici iniziano sapientemente e concretamente a prescrivere (si parla dei Tribunali di Trieste, Varese, Pistoia, Palermo e Bologna) in quei casi in cui ... altra soluzione non si ravvisa: l’affidamento della casa familiare AL MINORE!
Nei casi specifici, i giudici, dando un forte segnale di rinnovamento, hanno stabilito che, sul serio, l’interesse del figlio, in un contesto, quale quello di una separazione, in cui la dissoluzione della famiglia ha già cambiato tutto, va messo fattivamente al primo posto: il bambino viene,  così, affidato congiuntamente ad entrambi i genitori (cd. bigenitorialità della Legge del 2006), ma resta a vivere nella casa familiare, e sono poi il papà e la mamma ad alternarsi alla convivenza con il proprio figlio.
Si danno il cambio, i genitori, fanno a turno: nella stessa casa dove vive il bimbo, cosicchè il contesto abitativo resti sempre costante per il minore, ed abbia la possibilità di acquisire un ruolo fondamentale, di conferire sicurezza, attenuando alcuni aspetti che, talora, possono divenire persino drammatici per un bambino, come la continua necessità di spostarsi da un’abitazione ad un’altra, e ciò, sempre, per anni. Fare la spola tra una casa e l’altra (e spesso anche tra le case dei nonni) non fa che produrre disordine e confusione anche nel rendimento scolastico. Per i non addetti ai lavori, come gli insegnanti, il disagio non viene, spesso, compreso come il frutto di quel collocamento a ping pong, che i genitori preferiscono vedere adottato per soddisfare il loro particolare egoismo. E’ necessario che l’interesse dei genitori ceda di fronte al “diritto” dei figli minori di rimanere nel proprio ambiente, in una stanza tutta per sè, insomma ANCORA A CASA, anche se il nucleo familiare si è andato disgregando, per innumerevoli motivi: il bello di avere un luogo, fisico, sicuro e confortante!
Poniamo poi, il caso, così frequente, direi quasi “di scuola”, in cui il genitore cosiddetto “collocatario”, la mamma e/o il papà vadano a vivere con un/una fidanzato/a, un/una compagno/a, e che magari il bambino (come spesso accade) viva una scelta del genere come una vera e propria imposizione: la scelta dell’affidamento con modalità alternate, come tecnicamente viene denominato, può rivelarsi un escamotage formidabile per garantire piena libertà di rifarsi una vita ad una persona che è, nello stesso stesso tempo, anche se non solo, un genitore separato, nonchè al figlio di mantenere la propria quotidianità salda in un luogo afferente al proprio nucleo, senza intervento di terzi che vivrebbe come estranei. Proprio la normativa introdotta nel 2006 ha consentito di vedere rivendicato il diritto del minore ad un riferimento abitativo stabile ed a una tranquillità domestica adeguata alle sue esigenze di studio e di crescita, ed ha mirato a far mantenere al minore un rapporto equilibrato e continuativo con i genitori.
La stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha più volte sanzionato l’Italia, richiamandola al rispetto del principio della bigenitorialità, ha messo in risalto che in primo piano deve essere e rimanere sempre solo il diritto dei figli, intorno al quale ruotano quelli dei genitori, i quali spesso, colludendo con gli operatori del diritto, per inerzia o per comodità, formulano i loro ricorsi ai giudici trascurando questo “particolare” di non scarsa rilevanza.
E’ importante precisare che una soluzione di vita del tipo sopra descritto può essere avanzata, magari in seguito a qualche seduta di mediazione familiare, quale proposta di accordo al Giudice anche in sede di separazione consensuale dei coniugi: dimostratene al magistrato la validità e l’esistenza dei presupposti per la conseguente applicazione pratica, l’AFFIDO ALTERNATO, questa strana, particolare via di mezzo tra l’affido esclusivo e l’affido condiviso, può dal medesimo essere omologata e disposta.
Chi vuole saperne di più non ha da far altro che scrivere una comunicazione all’indirizzo avv.difamiglia@gmail.com, e sarò lieto di fornire ogni delucidazione per il proprio caso specifico.

Un saluto
Avv. Clino Pompei
avv.difamiglia@gmail.com

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Agosto 2014 11:19 )