Diario di un avvocato di famiglia PDF Stampa E-mail
  
Sabato 01 Marzo 2014 00:00

Questa nuova rubrica è stata ideata e creata al fine di affrontare le varie tematiche inerenti il Diritto di Famiglia nelle sue diverse sfaccettature che vanno dai rapporti tra i coniugi al rapporto di questi ultimi con i figli, specie in caso di separazione.

 

Sabato 22 febbraio sono andato a S. Valentino Torio, paese (il sindaco ha detto “degli innamorati”) di cui ignoravo persino l’esistenza, per partecipare ad un convegno, organizzato dall’ A.M.I. (Avvocati Matrimonialisti Italiani) di cui faccio parte, intitolato “La tutela del minore tra ascolto e mediazione familiare”.
Di norma il sabato mattina lo dedico ad un ben definito “minore”, mio figlio Antonio, che “assisto” (è proprio il mio destino) nel fare i compiti. L’importanza dell’ argomento trattato meritava però uno strappo alla regola, e poi ci andavo in moto....
Un avvocato che si occupi, con una certa stabilità, di Famiglia, e dunque, affronti frequentemente situazioni in cui coniugi o conviventi vivono profonde incomprensioni e forti conflitti, di norma, decide di porre al centro della propria attenzione, proprio i figli minori della coppia in questione. È un meccanismo che scatta in modo naturale.
In pratica tu, mentre ascolti le problematiche che riferisce un soggetto o entrambi congiuntamente, cominci automaticamente a pensare a come i figli recepiscono questo conflitto ed a quanto ne risentono. Poi finisci per pensare esclusivamente a come proteggerli, perché sai che sono la parte più indifesa.
Non è che ti disinteressi alle problematiche che ti espone il singolo o la coppia, eh... diciamo che ti trovi a percorrere due strade parallele, che poi ovviamente parallele non sono.
Certamente il tuo obiettivo principale diventa la difesa del minore.
È chiaro che pensi anche a come tutelare tutte le parti deboli della vicenda, che possono anche essere una donna che non ha un lavoro, perché ha sempre badato alla famiglia, o un uomo che si strugge perché la moglie usa cinicamente i figli a mò di arma per combattere un marito che forse l’ha tradita.  Questi, però, sono obiettivi secondari.
Perchè gli esiti di una separazione hanno conseguenze dirette, e non solo riflesse, sul minore. Non è un caso se le ultime Leggi in materia (anche se in Italia arriviamo sempre per ultimi) non parlano più di potestà genitoriale ma di Responsabilità genitoriale. È stato spostato il baricentro. È il genitore ad avere Doveri verso il figlio e non il contrario.
Insomma, è proprio nelle crisi che si vede la bravura del genitore, perché in momenti di grossa instabilità è facile inciampare.
E si inciampa sempre sui figli.
Che poi possono arrivare ad odiare i genitori perché vedono l’odio che questi si portano e  pensano che sia normale odiare il proprio familiare.
Ah, un’ultima cosa, che certamente non piacerà a qualche mio collega, ma sento di doverla dire. Chiedete agli avvocati che vi assistono in una separazione conflittuale se non sia il caso di consultare un mediatore familiare. Attenzione, il mediatore non serve assolutamente a conciliare i coniugi, su tale evento non hanno alcun potere i professionisti che vi seguono, e spesso neanche voi.
Il mediatore serve a facilitare, con strumenti tecnici e professionali, un corretto percorso di separazione, psicologicamente orientato, che aiuti a comprendere l’importanza della bigenitorialità. Cioè, se padre e madre non si amano più, possono e devono ancora essere due figure stabili per i propri figli.    
È questo il punto.  Se proprio non può avere due genitori insieme, il bimbo è rasserenato dall’avere due genitori, coscienziosamente, non in conflitto. Se non li avrà, difficilmente sarà un bambino sano. Certo ad un percorso di mediazione serve del tempo e la qualità del tempo, poi servono anche  dei soldi, ma se il vostro avvocato ve lo sconsiglia perché “poi devi pagare anche il mediatore familiare”, ascoltate il mio consiglio, cambiate avvocato!

Un saluto
Avv. Clino Pompei
avv.difamiglia@gmail.com