Un assetto tutto nuovo per la geografia giudiziaria. Effetti sulle esecuzioni immobiliari PDF Stampa E-mail
  
Martedì 01 Ottobre 2013 00:00

Il 13 settembre 2013 il Tribunale di Gaeta ha chiuso definitivamente i cancelli.
Vani sono stati i tentativi, di recuperare quel palazzo di giustizia così importante per le persone del sud pontino. Nulla sarà più come prima.
E tutto è cominciato con la crisi economica, con il governo Monti e con quel debito pubblico che non ha fatto altro che crescere a dismisura.
Purtroppo, in una situazione di così forte emergenza, si è pensato di tagliare anche i costi della giustizia (forse sarebbe stata più opportuna un’accurata e ponderata razionalizzazione invece che un così radicale taglio, ma questa è un’altra storia!) “semplicemente” eliminando 30 Tribunali, 220 sezioni distaccate (tutte quelle esistenti), 30 Procure, 667 uffici del Giudice di Pace.
Il tutto, senza nemmeno cercare di smaltire in modo più opportuno l’enorme carico pendente.
Quello a cui noi oggi assistiamo è il frutto di un procedimento molto più lungo che ha visto i suoi albori nella L. finanziaria 148/11 e che ha trovato il suo culmine con i due famosi Decreti Legislativi, uno per i Tribunali, il n. 155 del 2012, ed uno per gli uffici del Giudice di Pace, il n. 156 del 2012.
Si sono delineante prospettive di riduzione e di accorpamento in modo da avere Tribunali con un bacino di utenza superiore a 100.000 abitanti, facendo “particolare” attenzione alle zone con alto tasso di criminalità e non prevedendo limite alcuno a livello territoriale. Si è cercato di creare un sistema che fosse “più efficiente e meno dispendioso”, un sistema che guardasse all’Europa.
Il nostro governo ha lavorato a questa riforma nonostante le voci negative provenienti dagli avvocati (una parte di essa sic), dalla magistratura e dal popolo tutto.
Sono stati addirittura sollevati ricorsi alla Corte Costituzionale con ordinanze del Tribunale di Pinerolo, di Salluzzo e Mondovì, di Montepulciano, di Alba, di Sulmona, di Sala Casilina, di Urbino, dal Consiglio Nazionale Forense e dal Consiglio nazionale degli ordini forensi minori: gli Ermellini, con l’unica sentenza n. 237/13 hanno rigettato, perché infondati, tutti i motivi di presunta incostituzionalità della L. 148/11 (art. 1) e dei D.Lgs 155 e 156 del 2012, così come sollevati dalle rispettive autorità giudiziarie e non, ritenendo fondati i soli motivi presentati dal Tribunale di Urbino.
E, accanto a questi ricorsi, ne sono stati presentati molti altri, uno persino dal Tribunale di Gaeta che verrà discusso nel prossimo novembre.  Purtroppo neanche questi ennesimi tentativi sono stati sufficienti per fermare il governo: la riforma è arrivata sino alla sua applicazione, sino all’ormai più che famoso 13 settembre 2013.
Con la nuova normativa, si sono chiusi i cancelli per il 47% degli uffici giudiziari: la metà delle sedi giudiziarie presenti su tutto il territorio nazionale!
Dati alla mani, è icto oculi evidente che la riforma è stata quanto mai “epocale” (tale l’ha definita anche il Presidente della Corte di Cassazione in occasione della cerimonia inaugurale dello scorso anno giudiziario) e che i risvolti applicativi saranno di non facile gestione. Si sta parlando di un taglio, molto probabilmente, troppo radicale.
Eppure ha detto il ministro Cancellieri, nel suo discorso al Senato del 11.09.2013, che “la macchina amministrativa è ormai da tempo avviata; la quasi totalità dei traslochi è già stata eseguita; si sono adeguati i sistemi informatici, trasferiti buona parte dei lavoratori interessati, affrontando le spese necessarie.
In pratica, è doveroso che si sappia che tali uffici sono ormai privi di molti magistrati trasferiti ad altra sede, che le nuove udienze sono già pronte nelle sedi accorpanti e che un rinvio, anche di breve durata, produrrebbe con assoluta certezza il caos”. Ma quanto appena letto, non corrisponde propriamente al vero!
O forse, semplicemente, il resto dell’Italia si trova in questa florida situazione mentre la nostra realtà è di gran lunga diversa da quella appena delineata dal Guardiasigilli.
Infatti, per i nostri procedimenti pendenti la strada da fare è ancora lunga.
Veniamo alla situazione di Gaeta, Tribunale in cui hanno operato tre Giudici che si sono distinti per l’alto valore professionale e lo spessore morale, mossi da un impegno costante e da soli capaci di smaltire gli oltre 10.000 giudizi pendenti sulla sezione. Insieme ad essi si è distinto il personale di Cancelleria che, nonostante fosse in numero inferiore all’organico previsto e le difficoltà dovute a fattori oggettivi, hanno tenuto il passo ai ritmi incalzanti dettati dalle dinamiche territoriali del “dinamico” Ufficio giudiziario.
Detto ciò, a malincuore, abbiamo preso atto che il Presidente del Tribunale di Latina nel decreto n. 126 del 11.09.2013, ha disposto l’assegnazione e la trattazione dei fascicoli pendenti presso i locali della sezione distaccata di Terracina, che ha ottenuto la proroga di due anni per smaltire il carico pendente.
I Giudici investiti sono: la dott.ssa Menichetti per il contenzioso penale, la quale si avvarrà dell’ausilio del Got Caperna; per i procedimenti civili il dott. Catracchia ed il dott. Piccialli, ai quali, rispettivamente, verrà assegnato l’ex ruolo Piscitiello e l’ex ruolo Onorato.
Questi ultimi si avvarranno dell’ausilio del Got Facchini e dei dott.ri Cocchiaro e Ventriglia. Ma non tutti i procedimenti verranno trattati, almeno per il momento.
Nel decreto di cui sopra, il Presidente del Tribunale ha disposto, per il penale, la trattazione dei soli procedimenti con detenuti e quelli a cui si riconnettono particolari e rilevanti interessi collettivi; per il civile, ha disposto, invece, la trattazione dei procedimenti cautelari ante causam non definiti. Invece, per ciò che riguarda le esecuzioni mobiliari ed immobiliari, tutto sarà di competenza del Got Ferrara (nonostante i procedimenti siano una moltitudine, si è deciso di affidarla ad un solo Giudice: questo certamente non agevolerà il sistema che protende verso uno smaltimento veloce del carico pendente).
Peraltro, le disposizioni del presidente del Tribunale, così come riportate, sono solo volte ad una gestione “provvisoria”: egli stesso ammette che i traslochi non sono ancora completati e che per dicembre (si spera!) dovrebbe riprendere il normale svolgimento delle udienze. Pertanto, si prospettano numerosi rinvii, e non solo per qualche mese, oltrechè il forte quanto concreto timore che non si riuscirà certamente ad estinguere tutto il carico pendente nel termine perentorio di proroga concesso.
E se così fosse, che cosa accadrebbe a tutti questi procedimenti?
Per il momento non vi è risposta al nostro interrogativo.
Per ciò che concerne il contenzioso ex novo, invece, questo sarà di esclusiva competenza del Tribunale di Cassino.
E purtroppo, anche qui, bisogna fare i conti con un’organizzazione inesistente: sembra che non ci sia ancora una struttura ad hoc per ospitare il personale di cancelleria proveniente da Gaeta e, peraltro, sembra che il numero dei Giudici presenti non subirà alcuna modifica nonostante il nuovo numero di procedimenti che, come si prospetta, verranno iscritti nel breve periodo.
Di fatto, quindi, la situazione reale non è nemmeno in parte pari a quella descritta dal Ministro Cancellieri, anzi, è praticamente l’opposto!
Pertanto, ci si aspetta un considerevole blocco del sistema che potrebbe durare anche un intero anno e si stima che molti piccoli studi legali verranno schiacciati da questa ondata, troppo repentina, di “innovazione”.
Si sta aprendo una fase molto buia della giustizia italiana, speriamo solo che sia breve e più indolore possibile.