Il pignoramento ed i creditori privilegiati PDF Stampa E-mail
  
Lunedì 01 Luglio 2013 00:00

Avendo più volte chiarito in cosa consiste un atto di pignoramento, oggi, invece, intendiamo soffermarci maggiormente su quelli che sono gli effetti prodotti, all’interno di questa procedura esecutiva, dall’ipoteca o da qualsiasi altro privilegio, sorto ex ante rispetto all’espropriazione.
Per capirci, è sempre opportuno ricorrere ad un caso pratico.
Siamo di fronte ad un debitore gravemente inadempiente rispetto agli obblighi assunti con la sottoscrizione di una cambiale e ad un creditore che ha necessità di recuperare quanto di sua spettanza: nel caso de quo, il documento identificato come “cambiale” si qualifica come titolo esecutivo stragiudiziale idoneo a consentire l’immediato recupero del credito anche attraverso l’attivazione di un atto di pignoramento proposto ed azionato dal summenzionato creditore.
Di fatto, quindi, si apre una procedura esecutiva fondata sulla volontà del creditore di vendere forzosamente alcuni beni del debitore per ottenere la somma di sua spettanza, atteso che non è riuscito ad ottenerla in altro modo. Predisposti e depositati gli atti introduttivi, il creditore pignorante deve verificare se sul bene immobile che intende sottoporre a pignoramento vi siano creditori iscritti.
A tal fine, dopo aver predisposto la documentazione ipocatastale, il creditore procedente deve notificare ai sensi dell’art. 498 c.p.c. un’istanza al fine di informare della propria azione esecutiva, laddove esistenti, i creditori iscritti e non intervenuti, risultanti da pubblici registri, alla stregua del principio di par condicio creditorum (seppur relativa) ovvero il principio secondo il quale i creditori hanno eguali diritti a essere soddisfatti alla distribuzione del ricavato dell’espropriazione di determinati beni.
Il testo dell’art. 498 c.p.c., al primo comma, prevede infatti che “debbono essere avvisati dell’espropriazione i creditori che sui beni pignorati hanno un diritto di prelazione risultante da pubblici registri”: il creditore procedente, quindi, è tenuto a dare comunicazione della sua attività a tutti quei creditori il cui diritto è garantito dalla presenza di una iscrizione resa pubblica ai terzi poiché, seppure in aderenza con il principio di uguaglianza prima enunciato, il loro diritto scaturisce da legittime cause di prelazione che gli conferiscono una posizione “speciale”, distinguendoli da quelli che non le hanno, identificati come “creditori chirografari” - è tale anche il creditore pignorante del nostro caso esemplificativo -.
Quindi, con l’avviso di cui all’articolo 498 c.p.c. il legislatore ha voluto salvaguardare, favorendone in ogni modo la partecipazione al processo, solo i creditori muniti di diritto di prelazione iscritto in pubblici registri in considerazione del cosiddetto effetto purgativo della vendita forzata che consente all’acquirente di ottenere il bene libero da pesi o vincoli di qualsiasi natura.
Se ciò non fosse stato predisposto e opportunamente disciplinato dal legislatore, i creditori privilegiati, che avevano provveduto a tutelare i loro diritti attraverso - ad esempio - l’iscrizione di garanzie reali, con la vendita forzata avrebbero perso la possibilità di recuperare il loro credito - nel caso in cui il debitore si fosse reso inadempiente con gli obblighi assunti. Verso tutti gli altri creditori, il cui diritto di credito è ugualmente supportato da causa legittime di prelazione ma non risultanti da pubblici registri, il creditore procedente non è tenuto all’obbligo di informazione di cui all’art. 498 c.p.c.: questi ultimi, laddove interessati, dovranno “indagare” sull’esistenza di una procedura e valutare in subordine se prendere parte al processo o meno.
Il termine entro il quale si può fare istanza, al fine di informare gli altri creditori, è di 5 giorni sebbene questi ultimi potranno intervenire tempestivamente nella procedura fino alla prima udienza nella quale il Giudice dispone la vendita. Laddove questi, seppur informati nel termine previsto, intervengano tardivamente nella procedura esecutiva – e per tardivo si intende dopo l’udienza che dispone la vendita – rivestiranno comunque un ruolo “privilegiato” e il loro intervento verrà considerato al pari di un intervento tempestivo.
Fattispecie diversa si concretizza se siamo di fronte a creditori chirografari: se questi interverranno nella procedura tempestivamente, verranno soddisfatti, in proporzione, immediatamente dopo i creditori muniti di ipoteca o privilegiati; se interverrano tardivamente, il loro soddisfacimento avrà luogo persino dopo i creditori chirografari intervenuti tempestivamente, semprechè vi sia ancora qualcosa da distribuire.
Pertanto, i creditori, o coloro che vantano diritti nei confronti di un soggetto, è bene che verifichino costantemente, attraverso i propri legali, l’eventuale pendenza di procedimenti esecutivi a carico della controparte, affinché possano riuscire a soddisfarsi del proprio credito.