Assegnazione dei beni da parte dello stato PDF Stampa E-mail
  
Venerdì 01 Marzo 2013 00:00

È fatto notorio che una delle attività “più temute” e spesso utilizzate per il recupero crediti da parte di enti o di agenzie di credito è rappresentata dal pignoramento di beni immobili.

A questa procedura incorre un soggetto qualsiasi - identificato con il nome di debitore - che, per i motivi più disparati, non è più in grado di assolvere ad un suo debito contratto nei riguardi di un altro soggetto - individuato con il nome di creditore - che può identificarsi in un privato o nella persona giuridica dello Stato.

In entrambi i casi l’Ufficiale giudiziario o l’agente di Riscossione (Equitalia) si muovono nello stesso modo: i beni del debitore vengono espropriati andando così a  costituire garanzia per quel credito mai rimborsato e solo successivamente viene dato inizio alla vendita coattiva dell’immobile - ossia con asta pubblica - per soddisfare il creditore, qualunque esso sia.

Ma cosa succede quando il creditore è nello specifico lo Stato, il credito è di natura solo tributaria (ad esempio tasse o imposte non pagate) e la prima vendita esperita, con la procedura speciale attribuita all’Ente riscossore, non va a buon fine?

Tutta la materia è disciplinata dal DPR 602/73 recante: “disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”.

Ad intervalli regolari e con un prezzo base che diminuisce di volta in volta, si procede ad una seconda e poi ad una terza vendita. E se lo scopo ancora non è stato raggiunto? Ossia se le tre aste sono andate deserte?

Ebbene, a questo punto l’ente può promuovere una procedura speciale volta all’assegnazione dell’immobile allo Stato stesso.

La procedura di assegnazione deve essere intrapresa dall’ente riscossore, necessariamente, entro dieci giorni dal terzo tentativo di vendita.

A differenza del procedimento di vendita prima descritto, questo avviene nella sede giurisdizionale, ossia innanzi al Giudice dell’Esecuzione.

In questo caso, abbiamo, quindi, la presenza di un organo al di sopra delle parti che istruisce il procedimento di attribuzione del bene.

L’agente di riscossione inoltra una istanza di assegnazione al giudice dell’esecuzione affinché adotti tutti i provvedimenti necessari per permettere l’assegnazione dell’immobile allo Stato. Viene così stabilito il prezzo che deve concretizzarsi nel minor prezzo sussistente tra quello base della terza vendita e il credito per il quale si procede e, quindi, fissa il termine, non inferiore a sei mesi, entro il quale lo Stato – assegnatario dovrà versare il prezzo di assegnazione.

Avvenuto il pagamento, il Giudice sottoscrive il decreto di trasferimento.

Ciò che si deduce implicitamente, ma inequivocabilmente, è che tale procedura esclude la possibilità per l’esattore di chiedere l’assegnazione a favore dello Stato compensando il pagamento dell’immobile con il credito vantato.

Infatti, laddove l’immobile dovesse avere un prezzo base d’asta superiore al credito, è esclusa la possibilità per lo Stato di limitarsi al versamento del solo eventuale conguaglio tra il prezzo di assegnazione ed il credito da egli stesso vantato.

La scelta per lo Stato di addivenire all’acquisto di un bene (rimasto invenduto per ben 3 aste) è quanto mai opinabile nei tempi attuali in cui la tendenza è quella di ridurre le spese e, quindi, di dismettere i beni pubblici.