Espropriazione Forzata di Equitalia: quando anche il terzo incanto resta deserto PDF Stampa E-mail
  
Venerdì 01 Marzo 2013 00:00

Ultimamente è cosa piuttosto comune, purtroppo, ricevere una cartella di pagamento che arriva direttamente dall’agente di riscossione più famoso della nostra penisola: Equitalia.

Com’è noto quest’ultima agisce inviando cartelle esattoriali volte ad un recupero diretto delle somme di cui è creditrice una Pubblica Amministrazione che, da sola, non è riuscita in alcun modo ad ottenere il pagamento di quanto dovuto

Ma cosa succede quando il cittadino non può o non ha intenzione di pagare?

A seconda dell’ammontare del debito, Equitalia tenta ancora con la richiesta formale di pagamento inoltrando solleciti di pagamento (sono diventati due con la L. 106/11) o avviso d’intimazione - se debito fino a 2 mila euro agisce con sollecito, altrimenti con avviso d’intimazione - con un intervalli di tempo ben precisi - i solleciti a distanza di 6 mesi l’uno dall’altro; l’avviso di intimazione trascorso un anno dalla notifica della cartella esattoriale - concedendo così la possibilità al contribuente di trovare, qualora fosse possibile, il denaro sufficiente per estinguere il debito esistente.

Nel caso in cui, però, i diversi “inviti a pagare” non dovessero andare a buon fine, la somma verrebbe iscritta al ruolo (il ruolo è una sorta di banca dati dove vengono iscritti i debiti, con l’ammontare preciso, per i quali è già stato inoltrato sollecito e non c’è mai stato pagamento, e le generalità dei vari debitori) e si procederebbe con quella che viene definita riscossione coattiva, forzosa.

A questo punto, quindi, Equitalia avrebbe a disposizione diverse “armi” per recuperare crediti  (per es. iscrivendo ipoteca su un determinato bene immobile) ma quello che maggiormente ci interessa trattare è l’espropriazione forzata dei beni mobili (per capirci: cose che non hanno un legame con il suolo, che si possono spostare).

Si assiste innanzitutto all’individuazione dei beni mobili presenti nel patrimonio del debitore  per poi porli sotto pignoramento – il custode può essere un soggetto terzo ovvero il debitore stesso – al fine di procedere a vendita all’asta e quindi recuperare il famoso credito (la vendita viene affidata all’istituto vendite giudiziarie competente).

Dopo la pubblicazione dell’avviso della vendita alla casa comunale per 5 giorni consecutivi, si può procedere al primo “incanto” (vendita pubblica all’asta) al prezzo di valutazione del bene e, qualora non vi dovesse essere alcuna offerta, quindi in caso di asta deserta, successivamente si procederebbe al secondo incanto con prezzo di partenza ridotto del 50% rispetto al prezzo della prima vendita.

Se anche questa dovesse andare deserta, allora si procederebbe ad una terza vendita che potrebbe essere ad offerta libera o con trattativa privata - prezzo precedente ridotto di ¼ del valore-. Ma è interessante valutare cosa succederebbe quand’anche il terzo incanto dovesse andare deserto: ebbene, il bene rientra in possesso del debitore.

Equitalia, infatti, invita formalmente gli stessi al ritiro delle loro cose nel termine perentorio di 15 giorni. Se i beni non dovessero essere prontamente ritirati, verrebbero distrutti o donati, senza deliberazione del debitore.

La procedura esecutiva viene così dichiarata estinta.