Pignoramento e opposizione di terzo PDF Stampa E-mail
  
Giovedì 01 Novembre 2012 00:00

Può verificarsi l’eventualità che l’esecuzione giudiziaria, iniziata a danno di un debitore, colpisca per errore anche beni sui quali un terzo estraneo (quindi non debitore) vanti dei diritti: per tutelare questo soggetto, che è stato illegittimamente assoggettato all’azione esecutiva, e quindi per difenderlo da eventuali lesioni subite, è a disposizione l’articolo 619 del nostro codice di procedura civile.
Per comprendere appieno la fattispecie appena descritta, è utile fare riferimento ad un caso pratico quale potrebbe essere sicuramente una recentissima sentenza di merito del Tribunale di Bari, la n. 1266 del 2011.
In questa sede, il soggetto (che per comodità chiameremo) Tizio si oppone al pignoramento dei beni di Caio (come prima) ad opera di Sempronio poiché si ritiene proprietario dei beni sottoposti alla procedura esecutiva, anche se questi ultimi si trovano fisicamente nel possesso di Caio.
Il giudice, dopo aver visionato quanto prodotto dalle parti, ritiene infondato il diritto vantato da Tizio perché non supportato da alcuna prova certa e concreta: la procedura esecutiva viene pertanto ritenuta legittima.
La cosa che ci salta all’occhio immediatamente è che il terzo, per poter azionare una procedura come quella in oggetto, deve essere fornito di titolo che attesti la sussistenza della proprietà o di altro diritto reale vantato e deve anche essere in condizione di poterlo provare: è necessario, cioè, dare dimostrazione pratica, concreta che il pignoramento nei confronti del debitore stia nuocendo un soggetto totalmente estraneo alla procedura esecutiva che rischia, pertanto, di veder leso un suo diritto senza alcun motivo.
Il terzo che si muove in assenza di questi elementi  (titolo e prova dello stesso) non è legittimato a dar vita ad alcun procedimento giudiziario e semmai dovesse farlo, vedrebbe rigettata la sua opposizione: egli non ha nulla da far valere, non è soggetto interessato e pertanto non può opporsi alla procedura esecutiva che risulta quindi legittima.
Allo stesso esito, ossia al rigetto dell’opposizione, si giunge altresì se il terzo omette di presentare elementi probanti la sussistenza del suo diritto. 
Ma analizziamo più precisamente la procedura che è tenuto a seguire un individuo che si trova a ricoprire il ruolo di soggetto terzo estraneo in un’azione esecutiva con diritti sul bene oggetto di pignoramento.
L’opposizione di terzo si propone con ricorso da presentare al giudice dell’esecuzione e deve essere sottoscritto da difensore munito di procura.
A seguito dell’opposizione, il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti avanti a sé ed il termine per la notifica alle stesse: in questa procedura, il debitore ed il creditore sono “litisconsorti necessari” ossia parti la cui partecipazione al suddetto processo è necessaria.
Il procedimento ha subito una radicale modifica nel 2006 inserendo la possibilità per le parti processuali di raggiungere un accordo all’interno dell’udienza: se così fosse, il giudice recepirebbe tale accordo in un ordinanza, insieme ad altre decisioni, se richieste dal caso specifico.
Se a questo accordo non si dovesse addivenire, il giudice fisserebbe il termine perentorio per l’instaurazione del giudizio.