Opposizioni alla distribuzione del ricavato PDF Stampa E-mail
  
Sabato 01 Novembre 2008 00:00
Il debitore, per far valere i propri diritti nell’ambito di una esecuzione immobiliare, ha a disposizione un rimedio processuale dato dall’opposizione all’esecuzione.
Mentre con questo strumento si mira a contestare il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, sembra che ogni controversia inerente all’esistenza e alla misura dei crediti, per i quali è stato proposto intervento, sia confinato nella fase della distribuzione del ricavato. 
 
Questa fase del processo interviene dopo la vendita del bene pignorato, il versamento del prezzo e la sottoscrizione del decreto di trasferimento.Avvenuta la vendita, il Giudice dell’Esecuzione, precisa la graduazione dei crediti attraverso le legittime cause di prelazione.
Quindi accerta la somma ricavata (consistente nella somma ottenuta per la vendita del bene, eventuali cauzioni incamerate, frutti percepiti, ed altre somme ottenute a vario titolo), e verifica l’importo di ciascun credito valutando il capitale gli interessi e le spese.  Viene, da ultimo, predisposto un vero e proprio progetto in cui sono indicate le somme da distribuire fra i vari creditori. All’udienza fissata per l’approvazione possono sorgere controversie tra i creditori concorrenti o tra creditore e debitore o terzo assoggettato all’espropriazione, nel qual caso il Giudice sentite le parti e compiuti i necessari accertamenti provvede con facoltà di sospendere il processo esecutivo.
Questo procedimento è stato introdotto con la riforma operata dal d.leg. 35/05 convertito con legge n. 80/05, che ha previsto un sistema semplificato e deformalizzato capace di assolvere la funzione di risolvere tutte le possibili controversie che sorgano in fase di distribuzione del ricavato. I casi frequenti attengono la sussistenza del credito o il suo ammontare.
Non di rado, ci troviamo a confrontarci con calcoli inesatti compiuti dai creditori. Bisogna verificare, in particolare, il calcolo degli interessi per escludere l’anatocismo ossia la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). 
Occorre porre l’attenzione, inoltre, su alcune voci, spesso applicate, ma illegittime, quali penali di vario genere per ritardato pagamento, interessi di cambio ed altre. Una precisazione del credito così eseguita potrebbe portare ad una crescita esponenziale del debito in danno di tutti: creditori concorrenti e debitore. 
Il danno subito dai creditori consiste nel vedersi attribuita una somma inferiore alle aspettative, mentre per il debitore il danno si concretizza nella mancanza di residuo (se esistente) da assegnare.
Dobbiamo tener conto, inoltre, che i creditori insoddisfatti hanno titolo per iniziare altre azioni esecutive in danno del debitore: pertanto l’interesse di quest’ultimo è di tacitare (con il pagamento integrale del credito) tutti gli intervenuti.

Avv. Michele de Cerbo
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 03 Novembre 2008 09:24 )