Il privilegio ipotecario PDF Stampa E-mail
  
Domenica 01 Gennaio 2012 00:00

L’ipoteca è una garanzia dotata di enorme efficacia per il recupero di un credito. L’iscrizione  di un’ipoteca su di un bene permette di soddisfarsi sull’eventuale espropriazione forzata.Gli effetti sono a vantaggio anche di colui che autorizza (nel caso di ipoteca volontaria) l’iscrizione. Nonostante il vincolo imposto, infatti, il bene risulta liberamente trasferibile.
Il bene ipotecato può, quindi, essere venduto, ma chi lo compera, acquista un bene gravato da ipoteca, esposto all’azione esecutiva del creditore ipotecario.
Il terzo acquirente, per evitare l’espropriazione, ha la possibilità di pagare i creditori iscritti, liberare il bene dalle ipoteche ovvero rilasciare il bene.  Anche in caso di successione ereditaria il bene ipotecato si trasmette agli eredi, ma ciascuno di essi è tenuto a garantire per intero il creditore ipotecario.
Tralasciando i caratteri propri dell’ipoteca, argomento già affrontato in un altro articolo, in questa sede si vuole fare luce sulla effettiva possibilità, per il creditore ipotecario, di essere soddisfatto dopo la vendita del bene pignorato.
Occorre fare cenno sul grado dell’ipoteca che viene preso al momento della sua iscrizione. Quando sullo stesso bene sono state iscritte più ipoteche si deve fare riferimento all’ordine cronologico delle iscrizioni per determinare la priorità di soddisfazione dei creditori.
V’è da dire che l’iscrizione fa collocare nello stesso grado anche le spese dell’atto di costituzione, quelle di iscrizione e rinnovazione e quelle ordinarie occorrenti per l’azione di esecuzione.
I creditori vanno soddisfatti secondo l’ordine di grado di ciascuno indipendentemente dal momento in cui intervengono nella procedura esecutiva immobiliare.
Occorre fare attenzione anche agli interessi prodotti dal capitale, che non andranno persi o confinati al rango di credito chirografo. Infatti anch’essi, purchè ne sia enunciata la misura nella nota di iscrizione, sono collocati nello stesso grado del capitale.
La collocazione degli interessi è limitata alle due annate anteriori e a quella in corso al giorno del pignoramento. Precisa il codice civile che l’iscrizione del capitale fa pure collocare nello stesso grado gli interessi maturati dopo il compimento dell’annata in corso alla data del pignoramento, però soltanto nella misura legale e fino alla data della vendita.
Secondo la giurisprudenza prevalente della Corte di Cassazione gli interessi che trovano la stessa collocazione del capitale nell’estensione temporale, e nella misura indicata dall’art. 2855 c.c. sono solo quelli corrispettivi e non quelli moratori. Gli interessi corrispettivi, annoverati dal legislatore all’art. 820 c.c. ed assimilati ai frutti civili, sono definiti quali frutti che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia. Si suol dire che assolvano ad una funzione, appunto, di corrispettivo cioè di fattore equilibratore di un vantaggio goduto dal detentore della somma di denaro.
Gli interessi moratori invece hanno una funzione di risarcimento del danno subìto dal creditore per il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione: se il debitore è inadempiente al pagamento di un debito pecuniario, liquido ed esigibile, il creditore ha diritto di pretendere il pagamento, sulla somma dovuta, di questi interessi, previa messa in mora del debitore.
Spesso si assiste ad una precisazione dei crediti, da parte di Banche o altri creditori, che, noncuranti delle disposizioni di legge, annoverano tutto il credito in via privilegiata.
Occorre, quindi porre molta attenzione agli atti di precisazione del credito per evitare che altri creditori, o anche lo stesso debitore (in caso di rimanenza dell’attivo) possano vedere compromesse o ridotte le proprie spettanze.
Nel prossimo articolo verrà analizzata la posizione dei crediti dello Stato, che interviene attraverso l’Ente di Riscossione Equitalia, che vede i propri crediti, normalmente, soddisfatti in via privilegiata rispetto agli altri.