Conversione del pignoramento e disciplina speciale per gli enti riscossori. PDF Stampa E-mail
  
Domenica 01 Agosto 2010 00:00

La conversione del pignoramento è disciplinata dall’art. 495 c.p.c. e rappresenta uno strumento giuridico di favore al soggetto esecutato che al contempo garantisce i diritti spettanti ai creditori.

Nello specifico, si tratta di un istituto che permette alla persona che subisce l’esecuzione coattiva di trasferire il vincolo costituito dal pignoramento dal bene ad una somma di denaro  sufficiente a soddisfare l’intero ammontare del credito oltre interessi e spese occorse ed occorrende.

In tal modo l’esecutato, si noti bene, non effettua un pagamento del debito con ogni conseguenza in termini di rinuncia alle opposizioni pendenti e quindi estinzione della procedura esecutiva. In realtà sostituisce solo il bene pignorato con la somma di denaro di talché le opposizioni pendenti rimangono in vita e la stessa procedura esecutiva seguirà l’iter ordinario dovendo il giudice, all’esito delle opposizioni, statuire eventualmente per l’assegnazione delle somme, senza alcun pregiudizio neppure potenziale per i creditori.

Una volta ottenuto il versamento dell’intera somma di denaro in sostituzione al bene, quest’ultimo verrà liberato dal pignoramento e tornerà dunque nella materiale e giuridica disponibilità del debitore esecutato.

Nella prassi giuridica però, l’istanza di conversione del pignoramento ex art. 495 c.p.c. veniva utilizzata dai debitori con finalità esclusivamente dilatorie incidendo significativamente sulla tempistica del processo esecutivo il quale risultava spesso notevolmente ritardato ed appesantito. Uno strumento dunque che permetteva al debitore di prendere tempo ed allungare il giudizio di oltre un anno.

Il legislatore, focalizzato tale improprio utilizzo dello strumento giuridico de quo, è intervenuto sulla normativa codicistica con la L. 80/2005 andando a ridurre notevolmente l’arco cronologico nel quale utilmente poteva richiedersi la conversione, in modo pertanto da evitare o quantomeno ridurre eccessive lungaggini processuali.

Disponeva l’art. 495 c.p.c. ante riforma che poteva chiedersi la conversione del pignoramento in qualsiasi momento anteriore alla vendita, con ulteriori difficoltà interpretative inerenti al momento perfezionativo di tale vendita ( aggiudicazione ovvero trasferimento ).

Nel novellato art. 495 c.p.c. viene oggi prevista la possibilità di ottenere la conversione del pignoramento prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni ovvero dei crediti. In tal modo il legislatore ha notevolmente spostato indietro il momento temporale ultimo per richiedere il provvedimento in analisi, con ogni sperato effetto positivo in termini di rapidità del processo esecutivo.

Ora, la normativa codicistica suesposta  fa chiaramente riferimento all’ordinaria procedura esecutiva. Occorre chiedersi se la stessa sia in primis compatibile con la disciplina speciale prevista al DPR 602/73 in favore degli enti di riscossione quali ad esempio Equitalia Gerit Spa, disciplina che permette all’agente riscossore di provvedere direttamente all’esecuzione senza l’ausilio necessario di un magistrato.

Analizzeremo tale specifico aspetto ulteriore nella prossima uscita.