Fondo patrimoniale: un rimedio anche al fallimento PDF Stampa E-mail
  
Martedì 01 Giugno 2010 00:00

Lo scrivente ha già avuto modo di osservare nelle precedenti pubblicazioni alcune caratteristiche del cosiddetto “fondo patrimoniale”.
Si tratta di un insieme di beni immobili ovvero mobili registrati costituiti e vincolati all’esclusivo soddisfacimento del fabbisogno familiare. Una riserva dunque fatta dai coniugi per ogni eventuale emergenza legata alla sfera familiare.
Nella pratica, la costituzione di tale fondo produce una impignorabilità, seppur relativa, dei beni facenti parte dello stesso i quali dunque non saranno suscettibili di esecuzione forzata.
In particolare, l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per quei debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. Pertanto saranno passibili di esecuzione solo beni del fondo patrimoniale per debiti contratti per bisogni della famiglia. Numerose sentenze si sono susseguite su aspetti peculiari del fondo in analisi, osservando diverse caratteristiche ed imponendo diversi limiti.
Si è osservato ad esempio che i vantaggi processuali conseguenti alla costituzione del fondo patrimoniale non si ottenevano se il fondo medesimo non risultava annotato a margine dell’atto di matrimonio.
Ancora si è dichiarato che il limite all’impignorabilità dei beni è la cosiddetta revocatoria ordinaria, qualora si dimostri che la costituzione del fondo sia stato dolosamente preordinata a pregiudicare interessi e garanzie dei creditori. In caso di raggiri o condotte ai margini della truffa i beni sarebbero comunemente espropriabili.
Ultimamente, un ulteriore interessante tassello all’argomento è stato aggiunto dalla Corte di Cassazione con Sentenza numero 1112/2010: “ i beni facenti parte del fondo patrimoniale, in quanto costituenti un patrimonio separato,  non possono essere compresi nel fallimento”. Inizialmente si era ammessa l’acquisibilità dei beni facenti parte del fondo patrimoniale al fallimento, seppure limitatamente alla quota di pertinenza del coniuge fallito, con tutte le conseguenze del caso.
Conclusivamente, la suprema Corte ha invece stabilito che detti beni non sono passibili di confusione con il patrimonio del coniuge fallito. 
In altre parole, si identificano due sfere distinte: il patrimonio del fallito (comprensivo di tutti i beni propri) e quello del fondo, i beni di quest’ultimo non potranno essere aggrediti neanche dal fallimento.
Una sentenza questa, brevemente analizzata, che da un lato offre una ancor maggiore tutela nell’ambito pienamente familiare, ma che dall’altro lato vedrà ancor più frequenti casi di utilizzo illecito di uno strumento che nell’intenzione del legislatore era a piena tutela della più importante sfera personale: la famiglia.

Avv. Michele de Cerbo