Rimborsi in vista per i correntisti PDF Stampa E-mail
  
Sabato 01 Maggio 2010 00:00

Si apre la possibilità di ottenere cospicui rimborsi da parte dei correntisti nei confronti delle banche.
Fino ad oggi le banche hanno applicato ai conti correnti bancari una voce autonoma di tasso denominata “commissione di massimo scoperto” definita in sintesi come il compenso che la banca richiede a titolo di rimborso del costo della liquidità che essa sopporta per il sostenuto rischio del totale utilizzo del credito accordato al cliente medesimo.
In sintesi per il semplice fatto di avere a disposizione una somma di denaro, cd. fido bancario, per il correntista già sommerso di oneri e tassi, viene richiesta una voce autonoma di compenso. Nel computo dei tassi da applicare ai correntisti, le banche hanno imposte dei limiti massimi, definiti tassi soglia, ovvero un tasso rilevato trimestralmente dal Ministero del Tesoro, oltre il quale gli interessi richiesti divengono usurari e pertanto illeciti penalmente e civilmente.
Fino ad oggi, nel computo di tale soglia percentuale la voce definita “commissione di massimo scoperto” non veniva conteggiata, ritenuta piuttosto quale voce autonoma a sé stante.
Facile dedurre che il risultato era un tasso applicato ai correntisti superiore al tasso soglia imposto dalla legge.
Con le attuali leggi antiusura, si è assistito ad una originale prassi da parte delle banche le quali, nel doversi mantenere al di sotto dei tassi soglia di cui sopra, hanno aumentato a dismisura la commissione di massimo scoperto, pertanto applicando di fatto un tasso ampiamente usurario ma in diritto non definito tale.
Finalmente, dopo anni ed anni di diatribe e battaglie legali, ''la recentissima sentenza n. 12028/2010 della seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito in modo chiaro e netto che “il massimo scoperto va conteggiato nelle soglie antiusura”.
Pertanto chiunque abbia pagato tassi oggi finalmente definiti da usura potrà chiederne il rimborso, con contenziosi a nostro avviso di pronta soluzione. Si osserva altresì che anche nelle esecuzioni immobiliari le banche nel precisare i propri crediti spesso indicano alcune voci ai limiti della legalità, costi ulteriori e non dovuti che vanno come al solito a carico dei soggetti che, in quanto in difficoltà economica, subiscono azioni di recupero coattivo spesso eccessivamente gravose e pregiudizievoli.
Una sentenza in più che si pone nella giusta direzione per diminuire i numerosi ed innegabili soprusi a danno dei cittadini.

Avv. Michele de Cerbo

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 03 Maggio 2010 17:43 )