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Due notizie hanno colpito la mia attenzione in questi giorni. Due notizie solo apparentemente slegate tra loro, ma in grado di stimolare pensieri cupi.
La prima, passata praticamente sotto silenzio grazie all’inerte opera “cloroformizzata” dei media nazional-popolari di questo paese, è l’introduzione del pagamento del contributo unificato per proporre opposizione avverso le violazioni del Codice della Strada, cioè verso le “multe”. Non bastava la fastidiosa, ipocrita e risaputa notizia che le tasse non sarebbero calate (come tante volte promesso!), bisognava addirittura aumentarle. La seconda, volutamente sbandierata ai quattro venti grazie all’ipocrita opera “drogata” dei media nazional-popoari di questo paese, è la sconcertante manifestata volontà dell’attuale maggioranza (l’unica al mondo composta da un solo uomo e tanti burattini) di modificare la nostra Carta Costituzionale. Il ministro Brunetta, dall’alto del proprio livore vendicativo per un passato di mediocre normalità, ha addirittura attaccato l’articolo 1 della Carta, affermando che “il lavoro” sulla quale si fonda la Democrazia Italiana è solo una parola “vuota” (forse, in quel momento, però, pensava al vacuo Bondi). Ci corre l’obbligo, allora, di ricordare al ministro Brunetta ed al Presidente del Consiglio (in due non arrivano ad uno) che la nostra Costituzione, una delle più belle, complete e garantiste del mondo, venuta fuori in un momento delicato della storia italiana e caratterizzata dal fatto di essere scritta, rigida, votata e convenzionale, è, sostanzialmente “quella cosa che i popoli (anche il Popolo Italiano) si danno quando sono sobri, a valere per quando saranno ubriachi”. Dire che Berlusconi e Brunetta sono”alticci” ci pare davvero troppo, ma invitarli a non alzare il gomito sembra civicamente doveroso.
La Costituzione è e deve restare “una garanzia di pace interna”.
Vi starete chiedendo, che cosa unisce tra loro le due questioni, e perché questo articolo si intitola pensieri cupi. Bene. Tenterò di spiegarlo. Le due notizie si legano tra loro e sono paradigmatiche degli oscuri tempi in cui è stata sprofondata l’Italia da un piccolo manipolo di manigoldi ipocriti che tentano (riuscendoci) di limitare la nostra libertà facendola passare come una nostra scelta. Tutto viene fatto passare cose se fosse nel nostro interesse, una nostra scelta, appunto: il segreto di Stato, il limite alle intercettazioni, il processo breve (rectius, la licenza di delinquere impunemente con la certezza di farla franca!) …. Ci voglio convincere che chi dice che fa il nostro bene, lo fa veramente. Ma davvero pensano che siamo così imbecilli!! Bisognerebbe ricordare ai nostri governati che le libertà individuali e quelle sociali spesso coincidono e che esistono forze e risorse inaspettate anche in un Popolo ridotto all’ignoranza da decenni di prigione televisiva. Pietro Calamandrei, giurista insigne, costituente appartenuto al gruppo autonomista che si ispirava alle idee di Carlo Rosselli, considerava il problema della libertà individuale e il problema della giustizia sociale “un problema solo”. Non basta assicurare al cittadino “teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo in condizione di potersene praticamente servire”. Di libertà politica “potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo benessere economico” senza il quale la possibilità di esercitare i diritti viene meno. In Italia, paradossalmente, oggi, non c’è liberta politica ed economica. I tradizionali diritti vanno dunque riempiti di “sostanza economica”, integrati da quel minimo di giustizia sociale, la cui mancanza “equivale per l’indigente alla soppressione giuridica”. Ai diritti sociali “corrisponde l’obbligo dello Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono alla libera espansione morale e giuridica della persona umana. Questo governo, però, punta nella direzione opposta, perseguendo esclusivamente i propri interessi personali. Alessandro Ferrone

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