Nullità relative alle pubblicità degli avvisi di vendita PDF Stampa E-mail
  
Mercoledì 01 Luglio 2009 00:00
La questione che oggi si vuole affrontare riguarda la rischiosità legata alla fase dell’aggiudicazione di immobili oggetto di pignoramento e gli eventuali rimedi concessi all’aggiudicatario. 
Chi acquista un immobile all’asta si può trovare ad aver aggiudicato un bene pubblicizzato in maniera diversa dalla reale consistenza.
Può capitare, seppur di rado, che la pubblicità imposta dal Giudice dell’esecuzione non sia conforme nella descrizione ovvero nell’ubicazione o nella consistenza o anche nella tipologia come nella destinazione urbanistica a quanto venduto.
Tali errori, a volte inevitabili, possono derivare da errate valutazioni del Consulente tecnico d’ufficio (incaricato dal Giudice a redigere la perizia del bene al quale le parti faranno riferimento), ovvero da inesatte o incomplete relazioni ipo-catastali (necessarie ai fini della individuazione delle iscrizioni o trascrizioni pregiudizievoli gravanti sul bene) o da altri svariati e molteplici motivi. Pertanto, il Giudice o il professionista delegato alla vendita si possono trovare nella condizione di disporre la pubblicità di un bene o a redigere l’avviso di vendita trascrivendo la descrizione del bene in maniera errata. Ciò comporta l’inevitabile conseguenza di indurre i potenziali acquirenti a ritenere un immobile sostanzialmente differente dalle aspettative scaturenti dalla lettura degli atti processuali.
Tralasciando la più ampia garanzia della vendita aliud pro alio, di cui abbiamo già parlato e che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti, si vuole evidenziare altri tipi di nullità che inficiano la sola pubblicità imposta dal Giudice.
L’argomento è di attualità in quanto recentemente è intervenuta la Corte di Cassazione con la Sentenza sezione I del 19.03.2009 nr. 6710, che ha definitivamente chiarito che le invalidità attinenti l’ordinanza di vendita e la pubblicità non possono essere fatte valere con l’impugnazione del decreto di trasferimento dell’immobile venduto. 
Siccome tali nullità si riverberano nell’atto di aggiudicazione l’eventuale opposizione deve essere fatta valere entro il termine di decadenza di 5 giorni da tale atto che chiude la fase dell’incanto.
La decisione della Corte è in linea con i principi consolidati della giurisprudenza che ritengono il processo esecutivo strutturato come una successione di sub procedimenti preordinati a successivi provvedimenti distinti.
 Pertanto le nullità che si sono verificate in una certa fase del procedimento possono riflettersi sulla validità degli atti della fase successiva che da essi dipendono solo se sono state fatte valere entro la conclusione della fase in cui si sono prodotte, salvo che il vizio non sia tale da incidere da solo e direttamente anche sugli atti della fase successiva (Cass. 4584/99).
Né consegue, quindi, che le nullità relative alla pubblicità degli avvisi di vendita di cui all’art. 490 cpc deve essere fatta valere necessariamente entro il termine di 5 giorni dall’atto di aggiudicazione.
Avv. Michele de Cerbo
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Agosto 2009 11:10 )