Pignoramento di una quota di immobili PDF Stampa E-mail
  
Mercoledì 01 Aprile 2009 00:00

leggeIl proprietario di una quota di un bene immobile può subire un pignoramento sebbene l’immobile sia intestato anche ad altri.
Qualora l’immobile non sia divisibile, la quota potrebbe andare all’asta con danni evidenti in capo a tutti i comproprietari.
Infatti, dalla vendita della sola quota non potrà mai realizzarsi un prezzo di mercato.

La riforma del codice di procedura civile ha inteso tutelare queste situazioni, limitando una prassi consolidata volta alla vendita di quote di un unico bene immobile.
L’espropriazione dei beni indivisi è una vicenda complessa che pone una serie di problemi non solo rispetto all’oggetto dell’esecuzione (il bene, o, il diritto in comunione) ma anche rispetto ai soggetti della procedura: questa ha, infatti, una diretta incidenza sui diritti dei creditori così come dei debitori e dei terzi.
I modi in cui puo’ avvenire l’espropriazione della quota indivisa, sono previsti dall’art. 600 del c.p.c. e sono, essenzialmente, tre: 1) separazione in natura, 2) vendita della quota indivisa; 3) divisione giudiziale.
Come già accennato, l’entrata in vigore della Legge n. 80 del 2005 ha previsto sostanziali modifiche anche all’Istituto dell’espropriazione dei beni indivisi.
Nel sistema del codice del 1940, ante riforma, le modalità mediante le quali era possibile procedere all’espropriazione di tali particolari beni, erano le medesime, ma, con presupposti differenti.
Il Giudice dell’esecuzione doveva, preliminarmente accertare, se fosse possibile o meno la separazione della quota in natura (spettante al debitore), sui beni indivisi sui quali era stato eseguito il pignoramento
Nel caso di accertamento positivo il Giudice poteva operare la separazione della quota in natura; in caso di  accertamento negativo, il Giudice dell’ Esecuzione decideva, discrezionalmente, se operare la divisione del bene ovvero, procedere alla vendita della quota indivisa: nella prassi tale procedura veniva preferita ed usualmente adottata.
Tale consuetudine, come si può immaginare, rendeva meno appetibile l’acquisto del bene pro quota, riducendo pertanto la possibilità di soddisfacimento dei creditori.
Mentre, infatti, nella visione del codice del 1940, la scelta era sostanzialmente rimessa alla discrezionale valutazione del Giudice dell’Esecuzione, oggi, laddove la separazione in natura “non sia chiesta o non sia possibile“, il Giudice deve procedere alla divisione giudiziale, salvo che non ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa determinato a norma dell’art. 568 c.p.c.
Pertanto, tendenzialmente, è preferita la vendita dell’intero cespite immobiliare al fine di evitare procedure volte all’alienazione di piccole quote di proprietà inidonee a conseguire risultati economici apprezzabili.
In realtà il comproprietario potrebbe essere citato in giudizio per la vendita dell’intero bene nonostante la propria quota non sia stata pignorata.
Egli comunque potrà acquistare la quota pignorata così come valutata dal perito nominato dal Giudice ed evitare le conseguenze di una vendita giudiziale.
In seguito verrà trattato l’argomento ed in particolare la possibilità del comproprietario di acquistare le quote del bene pro-indiviso.
Avv. Michele de Cerbo 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 04 Agosto 2009 12:19 )